Sport – Calcio – Alessio Dionisi
Viterbo – Dal Timone d’oro al premio Etrusco. Alessio Dionisi fa incetta di riconoscimenti e dopo aver vinto quello dell’Associazione allenatori di Arezzo, ritirato il 28 maggio all’hotel Minerva, nel pomeriggio ha ricevuto una targa anche dalla sezione Aiac di Viterbo.
L’ex tecnico di Olginatese, Borgosesia e Fiorenzuola in serie D, Imolese in serie C e Venezia ed Empoli in serie B, è giunto 11esimo al suo primo campionato di serie A sulla panchina del Sassuolo con il merito di aver contribuito alla valorizzazione di molti giovani talenti presenti in rosa (Gianluca Scamacca e Giacomo Raspadori su tutti, ma anche Davide Frattesi, Junior Traoré e Maxime Lopez). Da giocatore vanta il successo in tre campionati (uno in serie C col Tritium e due in serie D con Tritium e Varese) mentre da allenatore sta raggiungendo traguardi migliori grazie alla vittoria della scorsa serie B a Empoli.
Classe ’80 e in rampa di lancio verso una carriera che può raggiungere alti livelli, Dionisi ha incontrato gli allenatori della Tuscia nel corso della manifestazione che alla fine di ogni annata calcistica incorona i tecnici che hanno vinto i rispettivi campionati. In particolare, l’edizione 2022 ha consegnato cinque premi tradizionali, tre particolari e due alla carriera. A consegnare i vari riconoscimenti proprio l’allenatore del Sassuolo, che prima delle premiazioni ha risposto ad alcune domande dei colleghi viterbesi.
“La fortuna, tra tutte le qualità, è quella che non guasta mai – ha ammesso scherzando, ma nemmeno troppo, Dionisi –. In pochi anni sono passato dalla serie D alla serie A ma sul campo cambia poco. Non credo che allenare una squadra femminile o una formazione giovanile sia diverso, è difficile a tutti i livelli. Nelle categorie inferiori ci sono meno dirigenti, meno aspettative, meno stampa e meno pressioni, in serie A logicamente cambia.
Ricordo con piacere che in serie D arrivavo al campo un’ora e mezza prima e preparavo quasi tutto io. In serie A ci sono tante persone che lavorano per la squadra e il tecnico, nonostante sia al centro sportivo da sei o sette ore, entra in campo quasi in ritardo. Ancelotti e Mourinho? Sono due grandissimi allenatori, noti non per il gioco espresso, ma questo non vuol dire che non sanno allenare. Un allenatore che fa giocare bene la squadra non è più bravo. La costruzione dal basso, se non ci sono giocatori bravi, non si può fare”.
Samuele Sansonetti
