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“La differenza tra me e gli altri candidati è che io parlo solo con le carte in mano…”

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Viterbo – “Non cerco una poltrona, quella ce l’ho già”. Con l’ex sindaco Giovanni Arena potrà convivere “perché ha preso una posizione forte” contro la sua ex coalizione. E se avrà un ruolo in giunta dipenderà dal risultato elettorale. Per lei otto liste e una rosa di 239 aspiranti consiglieri a sostegno: ecco Alessandra Troncarelli, senza peli sulla lingua. Candidata sindaca del centrosinistra, ribatte colpo su colpo senza scomporsi alle stoccate dei suoi avversari e presenta la propria visione della città, che partirà dal potenziamento della macchina amministrativa. Punta sull’importanza della filiera “tra i vari livelli istituzionali, per creare un principio di squadra e armonia anche lì” e illustra la differenza tra lei e gli altri candidati: “Noi parliamo solo con le carte in mano”.


Alessandra Troncarelli

Alessandra Troncarelli


Come sarà la sua campagna elettorale, vecchio stile o più social?
“Sarà improntata sul classico porta a porta, perché sono abituata a parlare con le persone per cercare di capire le loro esigenze guardandole negli occhi. Ciò non toglie che c’è anche un mondo social che va attenzionato. Sono due modi diversi di muoversi per cercare di arrivare a più persone possibile e far conoscere la nostra visione di Viterbo, raccontando anche le cose che sono state fatte”.

Guardando oggi Viterbo, secondo lei dove hanno fallito i precedenti sindaci?
“Qui ormai è diventato un intervento straordinario lo sfalcio dell’erba o il rifacimento del manto stradale. L’amministrazione dovrebbe dare per scontato che queste cose devono andare da sole. Quindi intanto ciò che oggi viene considerato straordinario va riportato nell’alveo dell’ordinario, mentre l’altro caso deve equivalere a una politica lungimirante, con dei progetti come le infrastrutture, ovvero riqualificazione e sviluppo territoriale: questi sono interventi straordinari. Adesso è tutto il contrario, se viene rifatta una strada la gente esclama: oh, era ora. Non è così che dovrebbe funzionare. Ma sia per l’ordinario che per lo straordinario, per ottenere risultati va potenziata la macchina amministrativa con nuove assunzioni. Altrimenti i fondi che arriveranno sarà difficile attivarli”.

Il suo è stato tra i primissimi nomi a entrare nella rosa dei candidati a sindaco, ma ufficializzato quasi per ultimo: perché?
“Prima di tutto, ricoprendo un ruolo istituzionale, da assessore regionale, mi è stato proposto di mettermi a disposizione e ho accettato. Ma anche nella giunta Zingaretti sono espressione del Partito democratico: non siamo monocratici, abbiamo organi interni, quindi ci sono stati dei passaggi di confronto sulle scelte”.

Lei ha il numero più alto di candidati a consigliere, tra i suoi avversari c’è chi dice che la vera gara non è su chi ne presenta di più, i conti si fanno alla fine: cosa risponde?
“Ci sono state tante persone che si sono avvicinate e che vogliono dare il proprio contributo. Chiedono di entrare nella squadra perché hanno a cuore la città e hanno constatato che siamo persone del fare. Mi ha fatto molto piacere, perché dirgli di no? E’ dal basso che parte la politica, se cala dall’alto non funziona. Per me va molto bene perché significa che la società vuole partecipare al ruolo politico e amministrativo di chi andrà a governare”.

Chiara Frontini sostiene che se lei è tanto sicura di vincere dovrebbe dimettersi da assessora regionale. Lo farà?
“Al momento ricopro questo ruolo, ma da 9 anni ormai ne ho uno istituzionale e di maggioranza. C’è una differenza sostanziale: significa che devi essere artefice dei risultati e delle risposte da dare ai cittadini. Io non penso al discorso poltrona: se dicono questo, sbagliano. Qui è tutto l’inverso: il ruolo già ce l’ho e a livello istituzionale è superiore a quello da sindaca. Tanto che alcuni mi fanno tornare che sarebbe un passo indietro. Ma non per me: mi metto a disposizione augurandomi che la gente riconosca ciò che è stato fatto da parte mia, prevalentemente nel mondo del sociale. Non so quanti lo farebbero. Mi dimetterei se dovessi diventare sindaca”.

E se invece non lo diventasse, resterebbe in consiglio comunale all’opposizione?
“Ci resterei, proprio perché c’è tanta gente che crede in me. E’ un percorso che non potrebbe finire così, la politica è questa: non è che al momento opportuno crei una squadra di tante liste e persone e poi la lasci. Sento non solo di esserne onorata, ma anche il dovere di continuare a far crescere questa squadra a prescindere dalla vittoria. Quindi sì: ciò che abbiamo scritto nel nostro programma elettorale lo porterei avanti anche dall’opposizione”.

A sostenerla c’è anche un pezzo della vecchia amministrazione, tra cui l’ex sindaco Giovanni Arena, che il Pd ha fortemente criticato: come farete a convivere?
“In consiglio comunale io non c’ero, però credo che conti molto il rispetto personale. Poi subentra il fattore politico. Queste persone hanno preso una posizione forte nei confronti di coloro che avevano creato la coalizione”.

Quindi la discontinuità è da parte loro?
“Noi abbiamo creato una squadra aperta anche a diverse sensibilità, per metterla al servizio della città”.

Ci sono già accordi? Si parla di una possibile carica da vice per l’ex sindaco.
“Saremo attenti alle sensibilità degli elettori, dipenderà quindi anche dal risultato alle urne. Poi ovviamente dalle competenze. Ma niente è già scritto. Arena ha deciso di concorrere come gli altri consiglieri comunali, nonostante la delusione a livello umano per la sfiducia. Non è poco”.

Il centrodestra si presenta diviso, ma anche il Pd ha perso una parte, Luisa Ciambella: era inevitabile?
“Noi abbiamo fatto tutti i passaggi democratici all’interno del nostro partito, poi ognuno fa le proprie scelte. Quella di autosospendersi dal Pd è stata una sua decisione personale, nessuno è stato cacciato”.

Se dovesse diventare sindaca, quale sarebbe la sua visione di Viterbo?
“Ho una mia idea: per prima cosa, ripeto, va potenziata la macchina amministrativa. Poi vanno suddivise l’ordinaria amministrazione dalla gestione straordinaria. Parlo di Pnrr, fondo di programmazione europea 2021-2027: ci troveremo a gestire fondi non indifferenti di riqualificazione della città. Come per l’ex ospedale degli infermi, dove con fondi per 45 milioni nascerà un borgo della cultura, o i 15 per il complesso san Simone, in cui saranno realizzati un polo universitario e un centro per le vittime di violenza. Se non vengono spesi vanno restituiti: non ci sarebbe cosa peggiore”.

Claudio Ubertini dice che vogliono essere loro a spenderli perché ne sono capaci, cosa risponde?
“Spesso mi chiedono la differenza tra me e gli altri candidati: noi parliamo con carte alla mano. Quando diciamo che nascerà un borgo della cultura nel cuore del centro storico è perché c’è una delibera di indirizzo politico, insieme alla finalizzazione delle risorse. La differenza è sostanziale: sono fatti già concreti, noi possiamo vantare sia ciò che abbiamo fatto sia ciò che faremo. E sempre con le carte a supporto. Posso fare un altro esempio?”.

Prego.
“Quando ero assessore in comune, alcune famiglie mi hanno detto che non c’era nulla per ragazzi con disabilità complessa e disturbo dello spettro autistico arrivati alla maggiore età. Mancavano i servizi. Appena nominata assessore alla regione me ne sono ricordata: tre settimane fa è stato inaugurato il primo centro polivalente a Viterbo per accompagnare questi giovani nella transizione scuola-lavoro. Prima non ce n’erano, ora ce ne sono quattro nel Lazio, attraverso un avviso da 3 milioni di euro. E’ la politica di ascolto delle esigenze locali, grazie alla quale è stato risolto un problema anche a livello regionale”.

Massimo Chiaravalli


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