Viterbo – Prima se la sarebbero presa con un bambino delle elementari, rompendogli il pallone e insultandolo. Poi sarebbero passati al padre che alla fine hanno pestato a sangue in pieno centro storico e di pomeriggio, sotto gli occhi di tutti. A Viterbo. Un gruppo di ragazzi, capeggiati pare da un ventenne che sarebbe stato identificato dalle forze dell’ordine. La vittima: Khadime Niang, detto Bamba, 38 anni, originario del Senegal. Gli insulti: “negro del cazzo”, ripetuto in più occasioni.
I fatti: 30 giorni di prognosi, lesioni al volto e una costola rotta. Un’aggressione che l’avvocato della vittima, Carlo Mezzetti, ha definito “squadrista e razzista”. Il problema della sicurezza nel centro storico: a quanto sembra la questione razziale, che in questi ultimi tempi avrebbe preso piede con forza anche a Viterbo, alimentati da vecchi fantasmi. Il razzismo.
In un centro storico diventato multietnico già da un pezzo e dove le comunità straniere, che rappresentano il 10% della popolazione viterbese, sono ormai forti e radicate, espressione non più soltanto dei flussi migratori che hanno attraversato il paese, ma di una forza lavoro, molto spesso sindacalizzata, che manda avanti campagne e cantieri in tutta la provincia. Un’aggressione, quella in via dell’Orologio vecchio, che pare abbia inoltre mobilitato anche i rappresentanti delle varie comunità religiose della città. Khadime Niang farebbe infatti parte dell’associazione senegalese di Viterbo che gestisce un centro culturale e una sala di preghiera al Murialdo.
L’avvocato Carlo Mezzetti
Avvocato Carlo Mezzetti, come sarebbero andate le cose giovedì scorso in centro storico?
“Khadime Niang mi ha raccontato che circa un mese prima dell’aggressione stava al Sacrario con uno dei figli che stava giocando a pallone a Valle Faul. Il figlio fa ancora le scuole elementari. A un certo punto sarebbe arrivato un gruppo di 6-8 ragazzi con un’età attorno ai vent’anni. A un certo punto il bambino sarebbe salito al Sacrario correndo dal padre in lacrime”.
Per quale motivo?
“Il bambino ha raccontato al padre che mentre giocava a Valle Faul questo gruppo di ragazzi gli avrebbero preso il pallone distruggendoglielo per poi insultarlo”.
Quali insulti gli sarebbero stati rivolti?
“Figlio di troia, negro del cazzo. E altre cose del genere”.
A quel punto cosa sarebbe successo?
“Il padre sarebbe sceso subito a Valle Faul, trovando il gruppo di ragazzi al quale avrebbe chiesto spiegazioni in merito all’accaduto. Questi ragazzi avrebbero ribattuto insultando anche lui. Dicendogli di non rompere il cazzo e dandogli del negro. Khadime Niang a quel punto avrebbe preso e se ne sarebbe andato. Ma non è finita lì. Sarebbero infatti passate due settimane e Bamba avrebbe incrociato uno di questi ragazzi che, appena lo ha visto, lo avrebbe insultato di nuovo”.
Come si è arrivati all’aggressione di giovedì?
“Tutto è successo nel pomeriggio di giovedì, attorno alle 5 e mezza del pomeriggio. In pieno giorno. Khadime Niang pare stesse fumando una sigaretta appoggiato al muro di una via del centro storico a ridosso del Sacrario. A quel punto sarebbe di nuovo passato il capetto del gruppo di Valle Faul, assieme ad altre tre persone. Lo stesso capetto del secondo incontro. Appena si sono visto questo ragazzo avrebbe nuovamente insultato Bamba che a sua volta avrebbe di nuovo chiesto spiegazioni. A quel punto uno dei quattro gli avrebbe sferrato un colpo in testa, buttandolo a terra con tutti che lo prendevano a calci”.
Con quali conseguenze?
“L’ospedale gli ha dato una prognosi di 30 giorni con lesioni al viso e frattura di una costola. Gli inquirenti stanno indagando e da parte nostra ci sarà la massima collaborazione. Già uno di questi ragazzi è stato identificato con nome e cognome”.
Viterbo – Centro storico – Via Marconi
Chi è Khadime Niang?
“E’ una persona che lavora in Italia da anni, incensurata. Operaio generico che lavora in una tipografia con una famiglia di 5 figli. Stiamo parlando di una persona per bene che fa il suo lavoro e vive la sua vita”.
Ettore Segatori parla di aggressione fascista. Lei che ne pensa?
“Fascista non lo so. Ma da come me la descrive il mio assistito si sarebbe trattato di un’aggressione squadrista e razzista. Bamba e il suo bambino sarebbero stati presi di mira con insulti razzisti. Poi non posso dire se appartenessero a gruppo politico oppure no. Questo non lo so”.
Khadime Niang apparterrebbe all’associazione senegalese di Viterbo. Quale è stata la reazione della comunità?
“So che vari esponenti delle comunità straniere si sarebbero attivate. C’è attenzione da parte di tutti. Ma nel dettaglio non so altro”.
Adesso cosa succederà?
“E’ già partito il procedimento penale perché ci sono dei reati perseguibili d’ufficio. Da parte nostra stiamo cercando di mettere insieme i pezzi per collaborare con chi sta svolgendo le indagini fornendo ulteriori elementi. Dopodiché, come minimo ci stanno delle lesioni gravi con uno sfondo razziale molto inquietante che aggrava molto la situazione. Reati seri”.
Daniele Camilli
Articoli: Salvatore Longo: “Come si fa a dire ‘Vigliacchi fascisti nostrani’ quando non si ha la certezza di chi sia stato?” – Ettore Segatori: “Senegalese aggredito, è l’ennesima vittima di vigliacchi fascisti nostrani” – Uomo aggredito da quattro ragazzi in pieno centro
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

