Matias Tomkow con il padre Mirko
Vetralla – Ha ucciso il figlioletto di 10 anni a coltellate e tappandogli la bocca con del nastro adesivo fino a farlo morire soffocato. All’operaio 45enne d’origine polacca Mirko Tomkov, detenuto da sei mesi nel carcere di Mammagialla, viene contestata anche la premeditazione.
Lo ha messo in evidenza ieri mattina il pubblico ministero Paola Conti, all’udienza di ammissione prove del processo in corte d’assise a Mirko Tomkow, il padre di Vetralla che lo scorso 16 novembre ha ucciso il figlioletto nell’abitazione da cui era stato allontanato due mesi prima per maltrattamenti in famiglia.
L’imputato era presente in aula, scortato dalla penitenziaria, nel box a vetri dei detenuti. Non c’era invece la mamma del piccolo Matias, il cui strazio ha colpito tutti all’udienza del 29 marzo, quando si è aperto il processo per maltrattamenti in famiglia, unificato ieri a quello per omicidio.
Fiori sotto la casa dove è avvenuto il delitto
“Il piccolo Matias è morto per asfissia”
“L’imputato – ha sottolineato la pm Conti – già destinatario di un decreto di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento, violando la misura si è recato nell’abitazione con premeditazione per vendicarsi della donna, sentendosi colpito nell’orgoglio, sferrando al figlio delle coltellate e tappandogli la bocca con del nastro adesivo, provocando la morte per asfissia del bambino, come è emerso dall’autopsia”.
Oltre alla mamma, parti civili anche gli zii
Contro Tomkov, accusato di omicidio volontario premeditato aggravato, oltre alla mamma del piccolo Matias, Mariola Rapaj, di 38 anni, si sono costituiti parte civile anche gli zii, la sorella della donna e il cognato Ubaldo Marcelli, l’unico presente all’udienza, tutti difesi dall’avvocato Michele Ranucci.
No alle porte chiuse chieste dalla difesa
I difensori dell’imputato, Pier Paolo Grazini e Sabina Fiorentini, in maniera del tutto inaspettata, il 13 maggio hanno presentato istanza scritta alla corte d’assise perché il processo venisse celebrato a porte chiuse. Alla richiesta, rigettata dalla corte d’assise presieduta dal giudice Eugenio Turco, si sono opposti sia la pm Conti, sia l’avvocato di parte civile Ranucci. “Il diritto all’informazione prevale sugli interessi dell’imputato”, è stato sottolineato. Rigettando l’istanza il presidente Eugenio Turco ha ribadito: “Non ricorre alcuna delle ipotesi previste dall’articolo 472 del codice di procedura penale per cui il processo debba essere celebrato a porte chiuse”.
Processo nel vivo il 23 maggio
Sarà un processo a ritmi serrati. Lunedì prossimo, il 23 maggio, saranno ascoltati i primi testimoni della procura, quindi si tornerà in aula il 6 giugno, il 27 giugno e il 1 luglio.
Silvana Cortignani
Tribunale di Viterbo – Processo aperto al pubblico nell’aula di corte d’assise
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


