Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – No alla ulteriore sottrazione di terreni agricoli per impianti fotovoltaici.
In merito all’apposizione da parte della Soprintendenza dell’Etruria meridionale di un vincolo paesaggistico su un’area di circa 20mila ettari coincidenti col bacino del torrente Arrone, ostativo all’iter di insediamento di ulteriori impianti energetici nell’area, non possiamo non esprimere il nostro apprezzamento per l’intervento della soprintendenza .
Ritenendo invece negativo l’intervento in senso contrario della presidente Tidei della apposita commissione regionale, che richiamandosi all’emergenza energetica, valuta anacronistico l’intervento della Soprintendenza.
Perché se è innegabile la ragione del deficit di autonomia energetica del paese, stiamo scoprendo che altrettanto lo è anche l’approvvigionamento di insostituibili risorse agricole che sostengono la filiera alimentare; ed è una questione perlomeno altrettanto prioritaria.
La provincia di Viterbo ospita già una quantità di impianti che la pone ai vertici nazionali ed europei con una densità che in alcune aree ha già compromesso non solo il paesaggio ma qualsiasi equilibrio ambientale e faunistico con conseguente, per noi inaccettabile, riduzione della superficie agro-silvo-pastorale destinata alla caccia programmata.
Impianti che – a differenze delle colture – possono essere diffusi e dislocati in aree ed insediamenti che non hanno nessuna o scarsa vocazione agricola. Semine sui tetti non se possono fare , pannelli solari quanti se ne vuole.
Dov’è finita la vocazione agricola, ambientale, turistica di questa terra? Dopo la collocazione del nucleare , poi abbandonato , ma le cui rovine insistono ancora nella nostra costa il nostro destino è quello di essere il serbatoio energetico d’Italia?
Noi saremo su queste questioni solidali con le battaglie e le azioni di contrasto che le associazioni agricole, quelle ambientaliste e gli Enti locali promuovono.
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