Canino – L’ufficio postale di viale Giuseppe Garibaldi – Nel riquadro il direttore Massimiliano Ciocia
Canino – (sil.co.) – Rapina a mano armata alle poste di Canino, il palo Bruno Laezza non ha deficit cognitivi.
E’ l’esito della perizia collegiale disposta dal tribunale sull’unico dei sette componenti della “banda” del direttore Massimiliano Ciocia che abbia scelto di esser processato col rito ordinario anziché con l’abbreviato come gli altri, già condannati lo scorso 5 novembre con lo sconto di un terzo della pena.
Fra due settimane saranno sentiti i primi testi dell’accusa. Il 30 maggio, invece, il processo d’appello per gli altri sei. Tutti e sette sono imputati di rapina aggravata in concorso.
Il 38enne viterbese è stato visitato due volte, presso la comunità dove si trova agli arresti domiciliari e a studio, dal neuropsichiatra Gianfranco Perugi e dal medico legale Daniele Piergiovanni, che ieri ha illustrato le conclusioni davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini.
La perizia è stata chiesta dal difensore Enrico Zibellini in seguito ai presunti postumi, collegati anche alla sfera cognitiva, dovuti a un importante intervento chirurgico alla testa per via di un grave trauma cranico subito in un incidente stradale avvenuto nel 2003.
“Il dottor Perugi non ha rilevato deficit delle capacità cognitive. In epoca pregressa se ne parlava, anche in due certificati di un medico della Asl, ma ora non emergono. Risulta conservata la capacità di percezione della realtà”, ha spiegato il dottor Piergiovanni.
“Il paziente, a causa del trauma cranico e del successivo intervento chirurgico, ha riportato un danno di carattere anatomico, cui non corrisponde un danno funzionale”, ha concluso.
Il prossimo primo giugno saranno ascoltati l’altro perito, lo psichiatra Gianfranco Perugi, e il consulente di parte Antonio Maria Lanzetti, quindi saranno sentiti i primi due testimoni del pubblico ministero Eliana Dolce.
Il 30 maggio, nel frattempo, si celebrerà il processo d’appello chiesto dalle difese degli altri sei imputati: il direttore Massimiliano Ciocia, che ha fatto da basista alla banda, è stato condannato in primo grado a 4 anni e 8 mesi; i tre complici-pianificatori Daniele Casertano a 5 anni e 8 mesi, Domenico Palermo a 5 anni e 8 mesi e Christian Lanari a 4 anni; il “rapinatore solitario” Riccardo Carloni Modesti a 5 anni: l’altro palo, Roberto Gallo, a 4 anni.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
