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Viterbo – “Non esistono avversari temibili”. Laura Allegrini, candidata a sindaco di Fratelli d’Italia, ostenta ottimismo da tutti i pori. Sarebbe “orgogliosa di diventare la prima donna sindaco”, ma alla proposta di rimettere insieme la coalizione al secondo turno, avanzata dal suo omologo del resto del centrodestra, Claudio Ubertini, risponde così: “Prima bisogna arrivarci. E non riuscirci è un’ipotesi che non prendo neanche in considerazione”.
Partiamo dalla fine, dall’apertura di credito di Ubertini sull’eventuale ballottaggio: condivide l’idea?
“Prima bisogna arrivarci, io penso di farlo, lui pure: quello che sarà dopo si vedrà”.
Dunque non prendete in considerazione la possibilità di un apparentamento?
“Mi sembra tutto molto prematuro, intanto vediamo chi va al secondo turno”.
Siete sicuri di arrivarci?
“Le elezioni sono un terno al lotto per tutti, per quello che mi riguarda mi sono candidata per riuscirci”.
Qual è l’avversario secondo lei più temibile?
“Non esistono avversari temibili, ho la massima stima di tutti i concorrenti di questa campagna elettorale. Non ci sono né meno, né più temibili: in particolare in questa situazione assoluta di frazionamento, con tante liste, niente è leggibile, anzi è tutto molto incomprensibile. In generale, chi si mette in un agone, sa di non avere avversari da temere, se no che ci si mette a fare? Si parte con la convinzione di raggiungere l’obiettivo. E’ una norma di vita, non politica”.
Ritiene un azzardo andare da soli, senza il resto del centrodestra?
“Assolutamente no, è una scelta che abbiamo maturato. In realtà non siamo soli, abbiamo il sostegno delle liste civiche. Ma sia chiaro: non è stata una scelta nostra. Poiché il candidato spettava a Fratelli d’Italia, il partito lo ha espresso. Sono stati gli altri, per come la vedo io, ad aver deciso di fare diversamente. Scelte tutte legittime, ma questo certamente non ci penalizza”.
Non era proprio possibile, per l’unità della coalizione, trovare un nome terzo che non fosse il suo, né quello di Ubertini?
“Non saprei dirlo, anche perché non ho capito il motivo per cui il mio non andava bene. A me non è mai arrivata una valutazione, non me lo hanno mai detto”.
Per lei potrebbero aprirsi due scenari opposti: diventare la prima donna sindaco di Viterbo o, al contrario, non arrivare neanche al ballottaggio.
“Corro per vincere, vivo questa situazione come tutte le precedenti campagne elettorali: ci si sottopone al giudizio dei cittadini, che è politico e personale. Ne ho fatte già nove”.
E questa com’è?
“Bella: si può lavorare di identità, orgoglio e progetti. Perché conta questo e la credibilità della persona. E’ un insieme di cose molto stimolante”.
C’è però la possibilità di scrivere un pezzetto di storia di Viterbo, se dovesse vincere.
“Sarei molto orgogliosa di poterlo fare. Questa città ha potenzialità straordinarie, per chi come me crede nell’identità sarebbe molto importante: non c’è niente di più bello che rappresentare il luogo in cui si è nati e cresciuti”.
Poi c’è il rovescio della medaglia: se non riuscisse ad arrivare al ballottaggio?
“E’ un’ipotesi che non prendo neanche in considerazione”.
Il progetto più importante che vorrebbe chiudere nell’arco dei cinque anni?
“Vorrei riportare la vita all’interno del centro storico di giorno. Ci sono varie sfumature: l’acquisto dell’immobile della Banca d’Italia per portarci gli uffici comunali, unito al progetto dell’ex tribunale in piazza Fontana grande, già in fieri. Sarebbe importante dal punto di vista dell’occupazione, per le residenze, il turismo e l’economia”.
Massimo Chiaravalli
