Viterbo – (sil.co.) – Incastra il presunto spacciatore, ma al processo ritratta tutto a costo di rischiare di finire a sua volta imputato di falsa testimonianza o peggio di calunnia. “Non era il mio pusher, ma un compagno di scuola”, ha detto in aula, ribaltando la sua versione. Al termine di una deposizione che faceva acqua da tutte le parti, il pubblico ministero Chiara Capezzuto ha chiesto il rinvio degli atti in procura.
Protagonista un ventenne, sentito come testimone alla prima udienza del processo contro un giovane d’origine sudamericana che fu arrestato dai carabinieri per spaccio a minori il 18 novembre 2018 a Viterbo.
Il ventenne, all’epoca sedicenne, che fu trovato in possesso di un grammo di marijuana dai carabinieri che avevano assistito alla cessione, disse all’epoca, interrogato in caserma alla presenza del padre, che l’attuale imputato era il suo fornitore e che anche la sera prima, verso le ore 22,10, aveva comprato per 20 euro una dose analoga dallo stesso spacciatore.
Carabinieri (foto d’archivio)
Mercoledì davanti al collegio ha ritrattato tutto. “Ho mentito, ero appanicato perché c’era mio padre – ha ripetuto più volte per giustificare il cambio di versione – in realtà compravo il fumo da un nero, anzi lo compravamo insieme, io e l’imputato, che era un mio compagno di scuola al ragioneria Paolo Savi. E’ successo 2-3 volte. Mettevamo i soldi metà e metà e la compravamo una volta io, una volta lui”, ha risposto alla pm Capezzuto, che gli chiedeva dove fosse il problema a dire, anche tre anni e mezzo fa, che la droga la comprava da un nero senza incolpare il suo “amico”.
La presidente Elisabetta Massini, bloccando la testimonianza, ha consigliato al testimone di riflettere bene prima di proseguire, perché stava dicendo di avere accusato di un reato una persona che sapeva essere innocente. Ma non c’è stato verso. “Ho mentito”, ha ripetuto fino all’ultimo, con la pm che per l’appunto non ha potuto fare altro che chiedere il rinvio degli atti per la valutazione di eventuali reati a carico del teste, almeno in un’occasione mendace, o in caserma oppure in aula.
Il prossimo 14 settembre sarà ascoltato il carabiniere che ha assistito alla presunta cessione al minore di sostanza stupefacente ai fini di spaccio, quindi si procederà con discussione e sentenza.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
