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Omicidio delle Saline, il gip: “Claudio Cesaris resti in carcere”

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Omicidio delle Saline - Tarquinia - Il luogo del delitto - Nei riquadri: Claudio Cesaris e Dario Angeletti

Omicidio delle Saline – Tarquinia – Il luogo del delitto – Nei riquadri: Claudio Cesaris e Dario Angeletti

Tarquinia – Omicidio di Tarquinia, il gip: “Claudio Cesaris resti in carcere”.

Respinta dal giudice per le indagini preliminari di Civitavecchia, Paola Petti, la richiesta di arresti domiciliari per il 68enne, dirigente tecnico in pensione dell’università di Pavia, che il 7 dicembre scorso alle Saline ha sparato due colpi di pistola alla nuca di Dario Angeletti, docente associato in Ecologia all’università della Tuscia.

Gli avvocati di Cesaris, Alessandro De Federicis e Michele Passione, con un’istanza avevano chiesto un alleggerimento della misura di custodia cautelare per ragioni di salute del 68enne, che soffrirebbe di una patologia cronica. Ma il gip l’ha respinta e il 68enne resta nel carcere di Rebibbia.

L’omicidio
Il movente dell’omicidio sarebbe stata l’ossessione del pensionato per un zoologa e ricercatrice di 39 anni conosciuta all’università di Pavia dove lavorava. La donna si è poi trasferita nel Viterbese, dove è diventata collega di Angeletti all’Unitus. Con la donna Cesaris avrebbe avuto una relazione, a suo dire conclusa dopo quattro anni, in seguito alla separazione dalla moglie.

Stando alla ricostruzione degli inquirenti, che si basa sulle immagini delle telecamere di sorveglianza, il 7 dicembre Cesaris arriva nel parcheggio delle Saline alle 8,57 e si avvia verso l’oasi. “Ero lì per scattare delle foto – risponde al gip durante l’interrogatorio -. Sono un appassionato di ornitologia e come faccio spesso ero uscito per una escursione”. Ma la strada che porta alla riserva è la stessa che conduce al dipartimento di scienze ecologiche e biologiche dove la ricercatrice e Angeletti lavoravano insieme.

Alle 10,46 il pensionato è di nuovo al parcheggio. Poi torna indietro. Alle 12 sposta l’auto all’ombra dei pini e va ancora verso l’area protetta. “A un paio di chilometri dal parcheggio – ricostruisce -, mentre passeggiavo lungo la strada, ho avuto un malore: un calo glicemico e ho iniziato a barcollare. Ho fermato la prima macchina che ho visto e ho chiesto aiuto e di essere portato al parcheggio dove c’era la mia vettura affinché potessi bere la Coca cola che avevo in auto”.

La sua versione dell’incontro con il professore: “Mi ha fatto salire e sedere sui sedili posteriori. Non lo conoscevo, era la prima volta che lo vedevo. Abbiamo incominciato a conversare: io ho detto che venivo da Pavia e che lavoravo in università, lui che conosceva la ricercatrice perché erano nello stesso dipartimento. Ma ha parlato di lei in termini offensivi e io non ho capito più nulla: ho preso la pistola e ho sparato”.

La Volvo V40 di Angeletti entra nel parcheggio alle 13,01. Ventisei secondi dopo, la telecamera la immortala mentre sbanda: la macchina è senza controllo ma Cesaris riesce a fermarla, presumibilmente tirando il freno a mano. “Gli ho sparato mentre guidava – continua -. Poi sono sceso, ho ripreso la mia auto e ho iniziato a girovagare senza sapere dove andare fino a perdere l’orientamento. Non sapevo che la pistola fosse carica, non ricordo quanti colpi ho sparato”. Per il medico legale che ha eseguito l’autopsia sono stati due, entrambi appena dietro l’orecchio destro e a pochi centimetri di distanza l’uno dall’altro.


Presunzione di innocenza

Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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