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Picchiò pm antimafia in carcere, definitivi 2 anni a boss ‘ndrangheta Domenico Gallico

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Giovanni Musarò

Giovanni Musarò

Il boss della 'ndrangheta Domenico Gallico

Il boss della ‘ndrangheta Domenico Gallico

Viterbo – (sil.co.) – Aggredì e picchiò in carcere il procuratore antimafia Giovanni Musarò durante un interrogatorio, definitiva la condanna a 2 anni per lesioni personali del boss della ‘ndrangheta Domenico Gallico.

Era il 7 novembre 2012 e la vittima, colpita con un pugno, riportò la frattura del naso.

Nella saletta dei colloqui, oltre al boss di Palmi e al magistrato, c’era solo l’avvocato viterbese Luigi Mancini, nominato all’ultimo momento in sostituzione del difensore di fiducia, ma non gli agenti della penitenziaria, come espressamente chiesto dal magistrato.

In primo grado Gallico, oggi 64enne, era stato condannato a due anni e mezzo, diventati due in appello davanti alla corte di Perugia, il 29 giugno 2020, quando è venuta meno l’aggravante della premeditazione.

“Domenico Gallico è l’ultima persona che volevo mi rompesse il naso. Non l’ho denunciato perché non volevo astenermi dal processo contro la cosca. E infatti non mi sono astenuto”, disse il magistrato durante il processo di prima grado celebrato a Viterbo.

All’epoca in forza alla Dda di Reggio Calabria, il pm Musarò nel frattempo è passato alla Dda di Roma dove, tra le altre, ha condotto la maxinchiesta “mafia viterbese”.

Gallico avrebbe aggredito Musarò per vendicarsi dell’arresto della madre, all’epoca ottantenne, Lucia Giuseppa Morgante. Nel 2016 la donna è stata condannata all’ergastolo per omicidio e associazione mafiosa assieme ai figli Domenico e Giuseppe, entrambi già ergastolani in regime di 41 bis.

Gallico a Mamamgialla, da dove è stato trasferito dopo l’aggressione, stava scontando al 41 bis sette ergastoli per altrettanti omicidi, una condanna a 25 anni per un delitto commesso da minorenne e altre condanne per mafia e reati connessi.

Per l’aggressione al pm Musarò sono stati condannati anche tre agenti della polizia penitenziaria. Due di loro a un anno e un mese in primo grado per falso, mentre il terzo è stato condannato a un anno e dieci mesi per violata consegna e falso.


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