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Ricercato in patria per omicidio volontario, faceva il badante a Viterbo

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Viterbo – Ricercato in patria per omicidio volontario, faceva il badante a Viterbo. A rivelare il particolare la corte di cassazione, secondo cui, assistendo un italiano, non poteva non conoscere la lingua del Belpaese.

Si tratta di un 44enne d’origine filippina, Rickson Closa, colpito da mandato di cattura internazionale, sul cui capo i familiari della vittima avevano messo una “taglia”di un milione di dollari, del quale Manila ha chiesto l’estradizione all’Italia.


Rickson Closa

Rickson Closa


L’omicidio e la passione per i galli da combattimento

All’alba del 21 luglio 2018, a Barngay Palanas, comune di Lemery, il 44enne Rickson Closa, nato a Batangas City, armato di pistola, unitamente ad altri due complici non identificati, avrebbe teso un agguato ed ucciso un uomo d’affari sessantenne, Orlando Martinez Hernandez, attingendolo con numerosi colpi alla testa ed al torace, mentre andava in bicicletta.

Rickson Closa, secondo l’accusa, si trovava a bordo del Suv da cui sono partiti i colpi. Sarebbe stato identificato grazie ad alcuni testimoni e alle riprese delle telecamere di sicurezza della zona. Secondo i familiari della vittima, che hanno offerto una ricompensa di un milione di dollari a chi avesse fornito notize sul presunto assassino, il movente sarebbe da cercare in un debito contratto dall’omicida per aprire un distributore di benzina, attività successivamente fallita, forse a causa della sua passione per i galli da combattimento.


Rickson Closa

Rickson Closa


Neo in faccia asportato per sfuggire alla cattura

Al momento del rintraccio il latitante, sprovvisto di documenti, in base ad alcune fotografie sul suo telefono cellulare, si era sottoposto recentemente ad un intervento chirurgico per asportare un vistoso neo dallo zigomo destro, che lo avrebbe reso facilmente identificabile

Rickson Closa è stato arrestato una prima volta In Italia il 27 aprile 2019, dalla squadra mobile di Roma, che gli ha notificato il provvedimento cautelare emesso nel 2018 dalla V sezione della corte regionale di Lemery e lo ha condotto nel carcere romano di Regina Coeli.

L’arresto è stato possibile grazie alla segnalazione del servizio per la cooperazione internazionale di polizia della Criminalpol, attivato dall’esperto per la sicurezza italiano di stanza in Thailandia, il quale aveva acquisito dirette informazioni sulla specifica localizzazione del latitante a Roma, nel quartiere Monteverde, nell’abitazione di due suoi connazionali.



Per la difesa capisce solo la lingua filippina

Il 43enne, durante l’udienza di convalida del 2 maggio 2019, ha espresso il consenso all’esecuzione dell’estradizione nelle Filippine, cui si è opposta in appello la difesa, sostenendo che l’imputato non era stato assistito da un interprete madrelingua e non aveva compreso cosa era successo.

Rimesso in libertà il 6 giugno 2019, è stato raggiunto da una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere il 22 settembre 2021. Secondo la difesa, ricorsa in cassazione contro il rigetto dell’istanza presentata al tribunale della libertà, il gip, che ha rinviato l’interrogatorio del 4 ottobre 2021 per la nomina  di un interprete, avrebbe dovuto dichiarare invece nulla l’ordinanza, in quanto scritta in italiano e inglese, ma non in madrelingua filippina. 


“Badante di soggetto italiano a Viterbo”

E qui entra in ballo Viterbo. Dichiarando il ricorso infondato, la cassazione ha sottolineato il grado d’istruzione elevata dell’imputato, laureato in ingegneria meccanica, nonché la sua presenza da ben quattro anni in Italia, svolgendo diverse prestazioni lavorative sul territorio nazionale.

“La stessa storia personale dell’indagato autorizzava a ritenere che egli potesse intendere perfettamente la lingua italiana (oltre che quella inglese). L’odierno ricorrente – si legge nelle motivazioni della sentenza dello scorso 14 aprile della prima sezione penale della cassazione – ha trascorso un lasso di tempo significativo in Italia, con regolare permesso di soggiorno, interloquendo con i propri difensori fiduciari della procedura estradizionale, e con avviamento di plurimi rapporti di lavoro che comportano una necessaria relazione attiva ed interlocuzione in lingua italiana (badante di soggetto italiano a Viterbo; addetto ad una macelleria, in relazione costante e quotidiana con il pubblico, sita in un quartiere nel cuore di Roma, l’Esquilino)… “.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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