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Spaccio a minori a pratogiardino “Lucio Battisti”, pusher smascherato da badante

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Prato Giardino Lucio Battisti

Pratogiardino Lucio Battisti


Viterbo – (sil.co.) – Spaccia marijuana a gruppetti di ragazzini e ragazzine minorenni a pratogiardino Lucio Battisti, pusher smascherato grazie alla denuncia di una badante dell’est europeo che ha allertato i carabinieri, partecipando anche personalmente ad appostamenti e sopralluoghi. La supertestimone aveva l’abitudine di passeggiare al parco durante l’ora libera. 

A raccontarlo ieri in aula uno dei carabinieri protagonisti tra settembre 2017 e la primavera successiva di uno della serie di blitz di contrasto contro l’escalation del fenomeno. La svolta, nel caso specifico, si è avuta a febbraio 2018, quando la badante ha preso l’iniziativa di telefonare direttamente ai carabinieri del comando provinciale

L’imputato è stato poi riconosciuto in fotografia anche da una “cliente” minorenne ascoltata in caserma alla presenza del padre. In quattro, un maschio e tre femmine, furono bloccati fuori del parco subito dopo l’acquisto di un grammo di marijuana. Ma a detta loro, non sarebbe stata la prima volta. Al processo, che riprenderà il prossimo 5 luglio, la badante non potrà essere sentita perché si è scoperto che nel frattempo è emigrata in un altro paese ma non si sa quale. 


Tecnologia e appostamenti

“Tramite Google Maps abbiamo individuato su indicazione della badante le aree del parco dove avveniva lo spaccio, vicino a un grande albero centrale e nei pressi della pista da pattinaggio-skate, poi fingendoci avventori ci siamo recati insieme sul posto e lei mi ha indicato i gruppetti di nordafricani sospettati di spaccio, cui io ho personalmente scattato delle foto”, ha spiegato il militare sentito come testimone.


Pusher tradito dal cappello con visiera

A processo davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco per spaccio aggravato dalla minore età degli assuntori è finito un liberiano, all’epoca 18enne e oggi 23enne, difeso dall’avvocato Alberto Parroccini, riconosciuto dalla supertestimone e da una ragazzina cui aveva ceduto droga grazie al cappello con visiera che sarebbe stato solito indossare e identificato tramite il confronto delle foto scattate al parco con quelle delle foto-segnalazioni delle banche dati delle forze dell’ordine, dove risultava schedato per via di un precedente.


“Profugo, senza lavoro, senza tetto e senza cibo”

Giovanissimo anche l’imputato, a sua volta un baby-pusher, lo avrebbero chiamato “il ragazzino”, arrestato una prima volta a pratogiardino pochi mesi prima, sempre per spaccio a minori, quando aveva solo 18 anni ed era arrivato da poco in Italia, nell’agosto 2017, quindi alle Fortezze, a marzo 2018, successivamente ai fatti per cui è a processo.

Durante uno degli interrogatori di convalida. l’imputato disse di essere giunto in Italia come profugo, di non avere un lavoro, né una dimora stabile, ma di appoggiarsi alla Caritas Diocesana di Viterbo, per mangiare e talvolta per dormire. 


Carabinieri

Indagine dei carabinieri


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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