Viterbo – Tornano l’acqua e i turisti al Bullicame. All’imbocco della Trasversale che porta a Orte. Un piccolo parco naturale, citato da Dante nella Divina Commedia, alle porte di Viterbo. Con due vasche a disposizione per i bagni termali rimaste chiuse per anni. In tutto sette. Poi il Covid e un nuovo stop. Fino alla fine dell’emergenza, quando il corso d’acqua calda era stato deviato dal comune verso la vasca del rospo smeraldino, adesso completamente a secco. Comune che si impegnava anche a risistemare il tutto, quindi a riattivare le vasche, nel più breve tempo possibile.
Viterbo – Una vasca del Bullicame
Adesso le vasche funzionano di nuovo. L’altro giorno c’era pure un gruppo di tedeschi diretti verso Roma o chissà dove che se la prendeva comoda con le famiglie nella più piccola delle vasche.
Viterbo – Una vasca del Bullicame
Il Bullicame, un tempo mèta di turisti e viterbesi, è “un sito di rilevante interesse paesaggistico, storico e monumentale per la città di Viterbo già noto agli etruschi e ai romani – spiega uno dei cartelli all’ingresso – per l’uso delle acque termali a fini terapeutici e nel medioevo anche per le attività di macerazione della canapa e del lino. A partire dalla metà del XIII secolo e fino al XIX l’intera area ebbe un ruolo rilevante sull’economia cittadina. Cesare Pinzi, nel 1905, la descrive come una collinetta biancastra e nuda d’ogni vegetazione che domina la piana di Viterbo con un pennacchio di fumo proveniente da un laghetto bollente di colore ceruleo che corona il vertice della collina”.
Viterbo – Il Bullicame
“Le due vasche per la balneazione terapeutica – prosegue il pannello turistico all’ingresso – sono state realizzate in corrispondenza di antiche pozze alimentate da cavallette scavate nel travertino che si dipartono dalla sorgente termale. L’acqua sgorga a una temperatura di circa 58° C e raggiunge la prima vasca a una temperatura variabile tra 25 e 40° C in base alla stagione”.
Daniele Camilli
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