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Trentenne accoltellato in via Marini, via libera al giudizio immediato per il killer

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Viterbo - Omicidio di Natale - Il sopralluogo della polizia per cercare il coltello

Il sopralluogo della polizia per cercare il coltello


Viterbo – Omicidio di Natale, accolta la richiesta di giudizio immediato per il nigeriano che lo scorso 24 dicembre ha ucciso un connazionale a coltellate tra via Polidori e via Marini, a pochi passi da Porta Fiorentina. 

Imputato di omicidio volontario è il richiedente asilo 31enne Nelson Christofer O., detenuto da cinque mesi nel carcere di Mammagialla e nel frattempo assistito da un nuovo difensore.

E’ l’avvocato Rolando Iorio del foro di Avellino, intenzionato a chiedere per l’imputato, cui non vengono contestate aggravanti, il rito abbreviato che, in caso di condanna, prevede lo sconto di un terzo della pena. 

Nel frattempo è stata già fissata per lunedì 20 giugno la prima udienza del processo davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo. Udienza che potrebbe essere revocata qualora si dovesse per l’appunto procedere con l’abbreviato.

Vittima, come detto, un connazionale dell’imputato, il 28enne Enogieru Orobosa, anche lui nigeriano, deceduto sotto i ferri a Belcolle durante un disperato tentativo di salvargli la vita.


Viterbo - Omicidio di Natale in via Marini

Delitto all’incrocio tra via Marini e via Polidori


Dietro il delitto un movente etnico…

Secondo quanto emerso in sede di interrogatorio di garanzia, tre giorni dopo l’arresto dell’omicida, dietro il delitto ci sarebbe un movente legato alle diverse etnie. L’assassino sarebbe stato aggredito dalla vittima. 

“Non volevo ucciderlo, è stato lui ad aggredirmi, puntando contro di me il coltello che aveva in mano”, avrebbe detto al gip durante l’interrogatorio di convalida, lo scorso 27 dicembre, Nelson Christofer O..

La vittima, nigeriano nato in Ghana, sarebbe stata di un’altra etnia. E l’omicida, proprio per questo, avrebbe il corpo pieno di cicatrici. Lui sarebbe uscito da casa per andarsene da un amico dopo il litigio. Ma la vittima lo avrebbe raggiunto cercando di bloccarlo col coltello, per impedirgli di andare via.


“Il coltello non lo avevo io”

La lite, ripresa dalle telecamere della videosorveglianza di un negozio all’angolo, sarebbe iniziata a casa e proseguita al cancello del vicino autolavaggio. “Il coltello non lo avevo io, lo aveva Orobosa. Me lo ha puntato contro perché non voleva che uscissi e io mi sono difeso”, avrebbe detto agli inquirenti il 31enne, indagato per omicidio volontario senza alcuna aggravante.


Arrestato all’alba di Natale dopo sei ore di “latitanza”

La sua “latitanza”, mentre la vittima spirava in ospedale, è durata circa sei ore. Le manette  ai polsi di Christofer sono scattate all’alba del 25 dicembre, verso le 5 del mattino, quando è tornato nell’appartamento che condivideva con la vittima. Avrebbe trascorso la notte a casa di un amico, dove sarebbe giunto con tre bottiglie di birra in mano. Ma sul suo stato d’animo – ad esempio se avesse l’aria serena o preoccupata – ci sarebbero versioni contrastanti. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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