- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

“Vendevamo 600 auto l’anno, problemi solo con quelle del “napoletano””

Condividi la notizia:

Polizia - Operazione Castro

Polizia – Operazione Castro


Viterbo – “Un giro d’affari di una cinquantina di vetture vendute ogni mese, circa 600 auto ogni anno… hanno creato problemi solo le macchine portate dal napoletano”.

A tirare in ballo il presunto complice, un commerciante di auto senza rivendita, è stato uno dei testi della difesa, l’addetto alla logistica dell’autosalone dell’Alta Tuscia, il cui titolare, assistito dall’avvocato Samuele De Santis, è finito a processo davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco per un presunto traffico di auto usate in realtà rubate, clonate e riciclate, 13 delle quali vendute tra il 2018 e il 2019 a ignari clienti della rivendita viterbese, sequestrate durante le indagini dalla polizia stradale. 

La vicenda è venuta a galla nel maggio 2020 quando, in pieno lockdown, il rivenditore, un 44enne, è stato colpito dalla misura interdittiva del divieto di commerciare vetture per sei mesi nell’ambito dell’operazione Castro.

Nell’ambito della stessa inchiesta è invece finito agli arresti domiciliari col braccialetto il fornitore dei veicoli, Vincenzo Maresca – il “napoletano” citato dal testimone all’udienza di ieri – un 34enne di origini partenopee, uscito dal processo patteggiando una condanna a tre anni e mezzo, con lo sconto di un terzo della pena previsto dal rito alternativo. 


Polizia - Operazione Castro

Polizia stradale – Operazione Castro


Vincenzo Maresca, il “napoletano”, sarà citato dalla difesa per la prossima udienza, quella già fissata per l’11 ottobre. Intanto ieri del suo ruolo ha parlato il dipendente della rivendita, un sessantenne.

“Maresca alloggiava in un bed and breakfast di Canino e sempre a Canino aveva rapporti con una piccola concessionaria. Poi ha cominciato a venire da noi, prima per comprare auto da portare giù, poi ha iniziato anche a portare delle auto da giù, che lasciava nel piazzale, non so se in contovendita. Era bugiardo, vendeva dove gli capitava, due auto anche a un carrozziere di Gallese. Non aveva la patente, per cui c’era sempre qualcuno che gli dava un passaggio”, ha detto il teste del presunto complice.

“A un mio amico, cliente dell’autosalone dell’imputato, Maresca ha venduto un suv Nissan Qashqai per un importo di circa 20mila euro, che dopo un anno e mezzo gli è stato sequestrato in quanto sospetto e successivamente restituito in quanto risultato pulito. Lo aveva portato nel piazzale della rivendita dell’imputato, ma era il suo, l’anticipo lo prese lui e anche il saldo è andato a Maresca”, ha proseguito.

“Ciononostante, quando il suv è stato sequestrato, il titolare della rivendita ci ha messo la faccia, e visto che Maresca nel frattempo si era volatilizzato, ha subito dato all’acquirente una macchina sostitutiva e poi un auto di pari valore a titolo di risarcimento”, ha spiegato il sessantenne.


Samuele De Santis

Il difensore Samuele De Santis


La versione del dipendente è stata confermata in aula dal diretto interessato, l’acquirente del suv, un cinquantenne che dall’imputato avrebbe acquistato “senza mai problemi” una quindicina di vetture.

Mai un problema anche per la titolare di un’agenzia di pratiche auto del capoluogo, tranne un mini-passaggio di proprietà per una vettura già immatricolata a Mantova, una Fiat 500X successivamente sequestrata.

“L’imputato faceva in media una trentina di pratiche al mese con noi, andavo io stessa in concessionaria per raccogliere i documenti d’identità e le firme. Mai niente, eccetto quell’unica volta in cui mi ha chiamata la stradale”, ha spiegato. 

La difesa ha sottolineato: “A fronte di un giro di 600 auto l’anno di media, solo le vetture usate di Maresca hanno creato problemi”. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Condividi la notizia: