Viterbo – Vento di maestrale, assolti nel merito con formula piena come chiesto dalla difese i tre imputati del filone Viterbo Ambiente della maxi inchiesta sui rifiuti. Sentenza nel tardo pomeriggio di ieri.
Il pm Massimiliano Siddi aveva chiesto l’assoluzione dal solo reato associativo e il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per i reati di truffa, frode e falso.
E’ finita invece con l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” da tutti i reati, poco prima delle 18, davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco, la lunga vicenda giudiziaria del dirigente comunale Ernesto Dello Vicario (difeso dall’avvocato Giovanni Labate), del direttore tecnico della società Viterbo Ambiente Francesco Bonfiglio (difeso da Federico Calzolai) e del consigliere Maurizio Tonnetti (difeso da Manlio Morcella).
Tutti e tre finiti ai domiciliari il 3 giugno 2015 su richiesta della procura nell’ambito dell’operazione Vento di maestrale, come quello che fa salire il puzzo delle fogne a Viterbo ogni qual volta soffia.
Ernesto Dello Vicario con l’avvocato Giovanni Labate
Al centro del processo i cumuli di monnezza sparsi ovunque per Viterbo. Al centro delle testimonianze tutte le criticità dell’annus horribilis 2014, dalla mancata pulizia delle caditoie ai cumuli di immondizia nelle 56 isole ecologiche alla periferia del capoluogo, dal surplus del 13 per cento di utenze “porta a porta” (rispetto a quelle previste dal contratto, sottodimensionato secondo la difesa, scoperte dopo la distribuzione dei mastelli in centro) al mancato o insufficiente servizio di spazzamento meccanico (dopo lo stop regionale da febbraio a giugno del conferimento a Casale Bussi).
Spazzamento meccanico, dolentissima nota. Il servizio è rimasto carente per tutta l’estate 2014, nonostante la sorveglianza a distanza delle macchine spazzatrici, munite di sistema di geolocalizzazione Gps, grazie al Sat Finder, che permetteva di monitorare posizione, percorsi e perfino se le spazzole fossero in funzione per ciascun mezzo.
Alla Viterbo Ambiente, che a sua volta chiedeva più soldi per avere incrementato lo spazzamento manuale durante il periodo di fermo disposto dalla Regione Lazio attraverso più personale, furono irrogati 98mila euro di penali per i mesi di luglio e agosto (a fronte dei circa 800mila euro l’anno di costo del servizio).
Erano gli ultimi mesi del 2014 quando la proposta contenuta nel Pef del gestore di un adeguamento del canone per il servizio di spazzamento da 392mila a un milione e 600mila euro per l’anno successivo finì al vaglio del consiglio comunale, scatenando un vespaio di polemiche che hanno dilaniato la politica viterbese e non solo.
E’ finita che la discussa variante, mai approvata, è sfociata nella maxinchiesta Vento di Maestrale.
Il blitz di carabinieri e polstrada in comune in via Garbini
L’inchiesta Vento di maestrale
Sotto i riflettori della procura una presunta truffa da un milione e 600mila euro a danno dei contribuenti: costi gonfiati per servizi quasi inesistenti. E’ finita che la discussa variante, mai approvata, è sfociata nei due filoni “smaltimento rifiuti Viterbo Ambiente” e “discarica di Casale Bussi” della maxinchiesta Vento di Maestrale della procura della repubblica. Il bilancio fu di nove arresti nel blitz congiunto di carabinieri e polizia del 3 giugno 2015 e di due processi in corso, uno a carico di sette imputati legato a Ecologia Viterbo e l’altro ai tre imputati scaturiti dalle indagini sulla controversa vicenda Comune-Viterbo Ambiente.
Silvana Cortignani

