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“Voglio provarci perché sono stanco di guardare la città che sprofonda nel degrado…”

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Viterbo – Si chiama Italexit, ma a Viterbo invece è decisa a entrarci. Marco Cardona, imprenditore, è il candidato sindaco del movimento nato da Gianluigi Paragone, che a livello locale ha radunato una serie di esponenti politici delusi dalle precedenti esperienze. E ora Cardona vuole provarci in prima persona, puntando su un “aumento di spesa nel sociale” e cercando di attrarre capitali. Apparentamento al secondo turno? Intanto mette dei paletti ben piantati, però non lo esclude categoricamente.


Gianluigi Paragone e Marco Cardona

Gianluigi Paragone e Marco Cardona


Guardando la politica a Viterbo degli ultimi anni, qual è stato l’elemento o l’errore dei sindaci che l’ha spinta a candidarsi, a dire ci voglio provare io?
“E’ stata la voglia di fare  e di smettere di stare alla finestra a guardare la città che sprofonda nel degrado. Sia nell’ordinario che nello straordinario. Ho sposato la linea politica di Gianluigi Paragone perché in questi ultimi due anni mi è sembrata la persona che si avvicinava ai miei pensieri, l’unica che è andata a contrastare determinate linee di potere mainstream. Parola che neanche piace, ma questa è la logica”.

 
Ha detto che non ci sarà alcun apparentamento al secondo turno, perché?
“Sarò disponibile a sedermi e intavolare ogni tipo di discorso nel momento in cui troverò una forza politica che abbia le nostre regole basilari dal punto di vista politico di carattere nazionale”.
 
Non è escluso dunque?
“Diciamo che non è escluso categoricamente. Intanto diamo il massimo, vediamo chi va al ballottaggio, dopodiché se non dovessimo andarci noi ma qualcuno che comunque rispetta totalmente le nostre linee guida di carattere nazionale riguardo il green pass e tanti altri aspetti, allora ben venga il dialogo. Non sono abituato a chiudere le porte in faccia per punto preso, a me interessa il bene della città”
 
Lei viene dalla Lega, anche altri nella sua lista, lo stesso Paragone arriva dai 5 Stelle, Paolo Bianchini da FdI: perché in molti se ne vanno dai partiti?
“Nel mio caso, non ho più retto la deriva del partito negli ultimi due anni, poi siamo animati tutti dallo stesso sentimento di libertà. Bianchini è responsabile nazionale di Mio, ho la fortuna di averlo a Viterbo ma aiuterà anche altrove. Come me ha lottato due anni nel mondo dell’horeca, col coltello tra i denti cercando di arrivare alla fine del mese a causa di decreti assurdi. L’unica sponda seria e disponibile era quella di Paragone, ed eccoci qua sotto lo stesso tetto”.
 
Come sarebbe la sua Viterbo ideale?
“Sicuramente non la farei nei primi cento giorni, come dice chi non è riuscito a sistemarla in decenni. Sarebbe comunque senza questa burocrazia assurda, più facile da vivere, anche dal punto di vista delle categorie più deboli. Ci sarà un aumento di spesa nei servizi sociali perché andremo incontro a due anni di crisi e vorrei far trovare la città pronta a questo. Tralascio  lo sfalcio dell’erba o il tappare le buche, che dovrebbero essere qualcosa di ordinario. Vogliamo attrarre capitali, Viterbo dovrebbe essere al centro dal punto di vista turistico: la generazione prima della mia la conosce solo per averci fatto il militare. Non è normale per una città con un centro storico medievale come il nostro”.
 
Se invece riuscisse a entrare in consiglio ma all’opposizione, quale sarà la sua principale battaglia?
“Non cambierei la mira: andrei comunque alla ricerca del miglioramento della qualità della vita dei cittadini. Partendo sempre dalla base”.
 
Massimo Chiaravalli

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