Viterbo – L’incontro di stamani
Viterbo – “Ridurre lo spreco d’acqua, agricoltura biologica, potabilità delle acque e cave da trasformare in invasi”. Sono solo alcune delle proposte avanzate questa mattina dal Bio-distretto della Via Amerina su come affrontare l’emergenza idrica e su come tutelare e recuperare le acque della Tuscia.
All’incontro, nell’aula 5 del Dafne, università degli studi della Tuscia, Viterbo, hanno partecipato Danilo Monarca, irettore del dipartimento Dafne, Famiano Crucianelli, presidente del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre, Roberto Mancinelli, professore e agroecologo del Dafne e presidente del comitato scientifico del biodistretto, l’assessora regionale alla transizione ecologica, Roberta Lombardi, Antonella Litta dell’Isde medici per l’ambiente, e Giuseppe Nascetti, ecologo dell’Unitus.
“Due punti di partenza – ha detto Crucianelli –, due ragioni da cui muovere. La prima. La siccità è un dato strutturale. La seconda, forse più importante. Stiamo vivendo un paradosso. Mentre il cambiamento climatico sta mostrando gli effetti, dall’altra stiamo assistendo a clamorosi passi indietro rispetto alla transizione ecologica. Il nostro governo non si sta distinguendo. Su tutti i passaggi fondamentali in sede europea stiamo dimostrando di essere il fanalino di coda. Bisogna passare alla fase di gestione dell’emergenza alla programmazione degli interventi. Soprattutto sui grandi temi”.
Roberta Lombardi
I sette punti su cui intervenire proposti dal Biodistretto.
Il primo. “Ridurre lo spreco d’acqua – ha sottolineato Crucianelli -. Dobbiamo passare all’irrigazione intelligente con investimenti capaci di dare una razionalità al tutto. Questo comporterebbe un grande risparmio di acqua. È la prima cosa da fare è non piantare più i noccioleti fuori dalle loro aree vocate”.
Il secondo. “Agricoltura biologica. Un fronte che sosteniamo fin dall’inizio. Però il biologico non è solo tutela della salute ma è anche una straordinaria possibilità di risparmiare acqua. La materia organica è una spugna straordinaria che conserva l’umidità del suolo”.
Il terzo punto. “Recupero della potabilità delle acque”.
Il quarto. “Controllo sull’uso dell’acqua. Serve un controllo sistematico per vedere la programmazione che si può fare. Su questo punto tuttavia si registra una vera e propria inadempienza istituzionale”.
La quinta proposta del biodistretto. “Trasformare le cave in piccoli invasi, cioè in grandi contenitori d’acqua che altrimenti se ne va. Parliamo di cave di decine di ettari”.
Famiano Crucianelli
La sesta proposta. “Depurare le acque reflue. Non possiamo andare avanti con comuni che non hanno depuratori oppure depuratori che non funzionano”.
Infine l’ultima proposta avanzata dal biodistretto. “Serve – ha concluso Crucianelli – una grande campagna di formazione. Il problema della formazione e partecipazione dei cittadini sulle criticità, dall’energia all’acqua, è fondamentale”.
Per realizzare le proposte avanzate da Crucianelli è inoltre fondamentale “che la regione faccia da regia. Le risorse – ha aggiunto il presidente del Biodistretto – ci sono. Oltre 4 miliardi di euro per il sistema idrico. A questi vanno aggiunti un miliardo della Pac e 300 milioni per il biologico del Pnrr”.
Ad intervenire anche l’assessora regionale alla transizione ecologica, Roberta Lombardi.
“La parola chiave è adattamento – ha spiegato l’assessora –. Quando si usa l’espressione ‘senza precedenti’ non è esagerato. La situazione che stiamo vivendo è senza precedenti. Pochi giorni fa abbiamo dichiarato lo stato di calamità per poter attivare le misure d’emergenza sulla siccità che sta colpendo il territorio. I climatologi c’è lo stanno ripetendo da tanto tempo e il tema dell’adattamento deve diventare il faro guida delle nostre azioni”.
“Ci sono due tecniche di adattamento ai mutamenti climatici – ha proseguito Lombardi -. La prima è quell di utilizzare le tecnologie per ricreare artificialmente condizioni dove la vita si può condurre normalmente. La seconda, gestire le risorse naturali ricostruendo un equilibrio duraturo dove l’obiettivo è ridurre al minimo la quantità di energia necessaria”.
Daniele Camilli


