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Alessandra Troncarelli: “La città è spenta e io e la mia squadra riaccenderemo e rilanceremo Viterbo”

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Alessandra Troncarelli

Alessandra Troncarelli

Viterbo – “Solidità e coesione della squadra di governo e ascolto dei cittadini sono gli ingredienti necessari per far funzionare la città. Sono da 10 anni un’amministratrice di maggioranza e sono abituata a dare risposte tangibili”. Ne è certa Alessandra Troncarelli, che alla vigilia del voto ribadisce l’esigenza di un contatto diretto e capillare sul territorio.
Alessandra Troncarelli è candidata sindaco a Viterbo con il Partito democratico ed è appoggiata da una vasta coalizione composta dalle liste “Viterbo Cresce”, “Viterbo sul serio”, “Movimento 5 stelle”, “Noi insieme per Viterbo”, “Fare per Viterbo”, “Viterbo dei cittadini” e “Contatto”.
Alessandra Troncarelli è eletta consigliere comunale a Viterbo nel 2013 con il Partito democratico e poi dal 2015 al 2018 nominata assessore ai Servizi sociali, terza età e Politiche giovanili. Dal 2018 è membro della giunta regionale del Lazio, dove è assessora alle Politiche sociali, welfare e beni comuni.
 
Cosa può portare alla città la sua esperienza in regione?
“Questa esperienza in regione mi ha senz’altro dato una visione delle problematicità più completa rispetto a quando ero assessore   comunale e una maggiore capacità amministrativa e di programmazione. Essendo io da 10 anni un’amministratrice di maggioranza ho dovuto dimostrare di poter dare delle risposte tangibili ai cittadini. Il gioco della poltrona certo non mi appartiene. Quando mi è stato chiesto di mettermi a disposizione della città per guidarla, sono stata onorata e lusingata. Qualora diventassi sindaco mi dimetterei da assessore regionale”.
 
Qual è il suo progetto di città?
“Questa città merita di essere nuovamente dignitosa. Non si può parlare di rilancio e di sviluppo senza innanzitutto parlare di decoro urbano. Dobbiamo rendere pulita la città facendo tornare ordinari gli interventi che ad oggi, paradossalmente, vengono considerati straordinari. In particolare: la pulizia, lo sfalcio dell’erba, il rifacimento del manto stradale e la potatura delle piante. A quel punto ciò che è indispensabile è una programmazione con priorità di interventi”.
 
E perché gli interventi che dovrebbe essere ordinari sono finiti per diventare straordinari?
“Quando si parla di programmazione servono anche rafforzamento della macchina amministrativa e risorse umane. È possibile snellire e rendere celere la burocrazia solo se si conosce a fondo la macchina amministrativa. La capacità amministrativa è fondamentale per rendere accessibili ai cittadini le porte dell’amministrazione. Ci troviamo di fronte a una stagione di enormi risorse finanziarie a disposizione: quelle regionali, il Pnrr e la Programmazione europea 21-27. La mia idea è quella di far arrivare i servizi essenziali a tutti i cittadini con una distribuzione capillare. E quindi unire l’aspetto digitale e tecnologico al contatto diretto con il cittadino”.

Alessandra Troncarelli


E come risolvere concretamente il problema del degrado urbano?
“Come primo punto riportando la vita in città. Se la città è viva, ognuno si sente più responsabile e ci saranno meno occasioni di degrado. Dall’altro lato possiamo agire con sistemi di videosorveglianza per atti di una certa gravità. Ma voglio sottolineare che rendendola viva la si rende già di per sé più sicura”.
 
Come risolvere i problemi del centro storico?
“Come primo punto rendendolo vivo e vivibile, riportando la gente anche in centro e creando opportunità anche per i giovani e per gli universitari. Per il centro storico si deve puntare sulla riqualificazione e rigenerazione urbana delle opere infrastrutturali. Con i finanziamenti regionali e governativi abbiamo una straordinaria opportunità di 150 milioni di euro, sia per il recupero del complesso di San Simone, dove nascerà un collegio di merito universitario e un centro anti-violenza, sia per il recupero dell’ex ospedale degli infermi, dove sorgerà un borgo della cultura. E naturalmente si rende vivo il centro storico con una programmazione di tutta una serie di attività e iniziative in cui, ogni settimana nel corso di tutto l’anno, si va incontro alle necessità di bambini, giovani, imprenditori o anziani. Ricreare insomma un ambiente cittadino che vada a rispecchiare le stagioni della vita e le esigenze della collettività”.
 
Rendere il centro storico pedonale potrebbe essere un modo per renderlo più vivo?
“Se fatto in maniera intelligente sicuramente sì. Ma non tutte le zone del centro possono essere chiuse alla viabilità. Con un centro storico vivo si innescherebbe un’economia circolare che porterebbe poi anche gli imprenditori ad avere più voglia di investire”.
 
Quale zona per esempio?
“Via Mazzini. Potrebbe diventare una sorta di “centro commerciale itinerante” pieno di piccole botteghe e negozi di artigianato. E saranno i lavoratori e i cittadini a indicarceli. Devono però allo stesso tempo essere creati servizi che consentono di accedere al centro, ad esempio con un sistema di navette, e di creare un sistema di parcheggi all’esterno del centro storico”.
 
Dove?
“C’era anche un progetto per un parcheggio sotterraneo sotto pratogiardino Lucio Battisti. O all’uscita della superstrada. Da lì potrebbe partire una navetta per consentire di vivere il centro”.
 
E riguardo le criticità delle periferie e delle frazioni?
“Quando parlo di riportare i servizi essenziali dell’amministrazione ai cittadini intendo ascoltare ovunque le esigenze di tutti. Punto molto sull’idea della “concertazione”. La città si risveglia quando il cittadino si sente partecipe della rinascita. Coinvolgendo tutti, il risultato è della collettività. È doveroso anche ritrovare le occasioni di ritrovo. Quindi ad esempio far tornare le feste di quartiere e le vecchie tradizioni che col tempo, anche a causa della frenesia e della pandemia, si sono perse”.
 
Come incentivare il turismo?
“L’elemento imprescindibile è, di nuovo, rendere la città decorosa e viva. E per farlo bisogna coinvolgere chi la vive quotidianamente. Cittadini, imprenditori, associazioni di categoria e associazioni del sociale… Sono molti i brand su cui Viterbo può puntare. Viterbo città dei papi. Viterbo città termale. Viterbo città universitaria. Viterbo città etrusca. Viterbo città medioevale. Viterbo città agroalimentare. Viterbo città di Santa Rosa. Possiamo creare legami culturali, artistici, religiosi, enogastronomici… da rilanciare tutto l’anno per rendere la nostra città riconoscibile. Attualmente il turista che viene a Viterbo si trova totalmente sprovvisto dei servizi essenziali. A partire dai bagni, spesso impraticabili. Oppure far tornare l’acqua nelle fontane. Un’altra grande occasione da cogliere sarà quella del Giubileo 2025 e Viterbo, essendo città dei papi, potrà rientrare a pieno titolo nella programmazione degli eventi e dovremmo sfruttare l’opportunità per potenziare i collegamenti con Roma”.

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Sul piano economico e industriale?
“Abbiamo una filiera agroalimentare invidiabile, ricchissima di prodotti. È fondamentale rilanciare lo sviluppo industriale al Poggino e all’Acquarossa. E qui, ancora, la possibilità offerte dai finanziamenti regionali e nazionali sono immense. L’amministrazione deve fungere da anello di congiunzione”.
 
Le prime 3 cose che farebbe come sindaco?
“La prima sarebbe pulizia, asfaltatura e riqualificazione delle aree verdi. La seconda una fase di concertazione e ascolto dei cittadini. La terza portare i servizi essenziali nelle frazioni e da là stendere una programmazione della vivibilità”.
 
Ha parlato pochi giorni fa della necessità di creare un “osservatorio comunale del welfare”. Quali interventi ha in mente sul piano sociale?
“Primo fra tutti, una città più inclusiva, dando un ruolo al terzo settore. Dobbiamo agire per abbattere barriere architettoniche, sociali e culturali. Sono necessari importanti interventi di investimento per anziani e bambini. Punto tantissimo alla riqualificazione delle aree verdi e di gioco, che rappresentano un luogo di crescita per i più piccoli ma anche un momento di aggregazione per le famiglie”.
 
Quali sono le criticità del mondo giovanile?
“Punto molto sul ruolo di Viterbo come città universitaria. Oltre al già citato polo universitario, creare campagne e iniziative in sinergia tra l’amministrazione comunale e l’università. Ideare dei percorsi per far trovare un riscontro tra domanda e offerta per il mondo del lavoro. E l’amministrazione, appunto, dovrà svolgere un ruolo di raccordo. Sarà fondamentale creare occasioni di incontro culturale. Riaprire il cinema a Viterbo, incentivare la stagione teatrale…”.
 
Come valuta la passata amministrazione? Nel caso in cui dovesse essere eletta sindaco, quali sarebbero le continuità e quali le discontinuità con la precedente amministrazione?
“Un’amministrazione per poter funzionare ha bisogno di una squadra coesa e non litigiosa che lavori a capo chino per dare risposte immediate ai cittadini. È indispensabile essere in grado, politicamente e amministrativamente, di dare risposte concrete e visibili fin da subito. Solidità, coesione e ascolto dei cittadini sono gli ingredienti giusti per far funzionare una amministrazione. Una politica calata dall’alto non darà mai risposte alle esigenze di tutti, ma se creata e gestita insieme può dare grandi frutti”.
 
Sono già state ipotizzate delle possibili cariche tra le forze di coalizione?
“Saremo molto attenti alla sensibilità degli elettori. Il 12 giugno ci sarà il giudizio delle urne. Sarà col voto che i cittadini dimostreranno le loro intenzioni sulle proposte per la città. Io ho sempre parlato in maniera pratica e pragmatica, dando risposte. Chi amministra non può esimersi da ciò. E questo sarà il metodo che darò alla mia squadra: rispondere. Il cittadino deve avere risposte e non può restare in attesa per mesi di risposte dell’amministrazione”.
 
La campagna elettorale è ormai al termine. È soddisfatta del vostro lavoro?
“È stata una campagna social, ma anche e soprattutto porta a porta. Quello che più mi rimarrà di questa campagna elettorale saranno le emozioni d’impatto che ho provato stringendo le mani di chiunque volesse incontrarmi. Ho notato che alle persone piace la mia concretezza. Io non parlo per slogan”.
 
Perché un elettore la dovrebbe votare?
“Siamo a un giro di boa. Il momento per cambiare questa città e farla tornare dignitosa è adesso. Le risorse che adesso abbiamo l’opportunità di cogliere devono essere spese bene. Deve amministrare la città chi ha già il polso della situazione, chi una volta eletto già sa cosa fare. Se non spese entro il 2026, le risorse non utilizzate andranno restituite e questa sarebbe la fine per la città. La città ora è spenta e io e la mia squadra potremo essere l’interruttore che la riaccende”.

Alessio Bernabucci


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