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Andrea Di Sorte (FI): “Fratelli d’Italia deve fare da traino al centrodestra, abbandonando la logica Le Pen”

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Viterbo – “Fratelli d’Italia si deve assumere la responsabilità di fare da traino a tutto il centrodestra abbandonando la logica Le Pen”. Andrea Di Sorte è il commissario provinciale di Forza Italia che alle ultime elezioni comunali a Viterbo ha sostenuto la candidatura a sindaco di Claudio Ubertini assieme a Lega, Udc e Fondazione. Una sconfitta sonora. Al ballottaggio vanno Alessandra Troncarelli e Chiara Frontini. La prima è del Pd, la seconda è una civica. Assente il centrodestra che ha governato Viterbo, a fasi alterne e con qualche variazione, negli ultimi trent’anni. 

A trainare il centrodestra, cioè a provare a ricomporlo dopo il botto del 12 giugno, per Di Sorte deve essere “chi adesso ha il vento a favore. Perché quando si ha il vento a favore si possono prendere per mano tutti, portandoli a destinazione. Quando la Lega di Bossi era in difficoltà, Berlusconi candidò un governatore lombardo della Lega, lasciando di stucco tutto il partito. Avevamo già Formigoni che era stato un ottimo governatore. Lì Berlusconi diede una grande lezione politica a tutti dicendo che non poteva lasciar morire la Lega ma che doveva invece rianimarla. Perché il centrodestra, senza la Lega, non sarebbe stato più il centrodestra”.

“Quando Forza Italia era al 20% – ha poi aggiunto Di Sorte – abbiamo fatto dei sacrifici per tenere insieme tutti, perché avevamo capito che da soli non andavamo da nessuna parte. Se Berlusconi non avesse tenuto insieme tutti, non avremmo mai governato e fatto le riforme, giocandoci sempre la partita. Saremmo stati come Le Pen in Francia, che non governa mai. Se il modello è Le Pen, e non Berlusconi, allora non si vince mai”.


Viterbo - Andrea Di Sorte e Claudio Ubertini

Viterbo – Andrea Di Sorte e Claudio Ubertini


Andrea Di Sorte, come valuta il risultato di Forza Italia, e del centrodestra che voi interpretavate, considerato da più parti come una pesante sconfitta?
“La sconfitta è stata di tutti i centrodestra. Non c’è un centrodestra che è ha fatto bene e un centrodestra che ha fatto male. Hanno fatto tutti male. E’ stata una tornata elettorale su cui dobbiamo fare le nostre valutazioni. Ho letto qualche dichiarazione di euforia ed entusiasmo. Ma la cosa lascia il tempo che trova perché significa che qualcuno non ha saputo leggere il risultato elettorale”.

E come avrebbe dovuto leggerlo?
“La gente a Viterbo voleva il centrodestra unito e noi non siamo stati in grado di offriglielo. Per questo penso che ognuno abbia le sue responsabilità”.

Perché non siete stati capaci di proporre un centrodestra unito ben sapendo che divisi avreste perso?
“Fino a Natale il centrodestra c’era. Ed era un centrodestra unito. C’erano un sindaco di centrodestra e assessori di centrodestra. Sono stati mandati a casa, e queste sono scelte che si pagano”.

Un sindaco, Giovanni Arena, che poi si è candidato con Troncarelli e non con voi…
“Questa è un’altra vicenda ed è anch’essa figlia di quella scelta, la scelta di sfiduciarlo. E’ normale che vi sia stata una reazione. Quando tu sfiduci un’amministrazione dal notaio, cioè di nascosto, poi non si può pensare che chi è stato sfiduciato in quel modo il giorno dopo possa metabolizzare tutto. Evidentemente qualche pezzo di quella maggioranza non è riuscito a digerire quanto accaduto e non ha voluto costruire un percorso con chi era andato dal notaio. Politicamente non l’avrei fatto. Avrei tentato di ricostruire lo stesso il centrodestra. Però, umanamente lo capisco”.

Nella scelta di Claudio Ubertini come candidato sindaco della coalizione, non le sembra che Forza Italia abbia subito un po’ troppo il diktat della Lega di Umberto Fusco?
“E’ stato un percorso che ha portato la Lega a esprimere un candidato. Secondo me, Claudio Ubertini è stato un buon candidato. Potevano esserlo benissimo anche Giulio Marini o Gianmaria Santucci . Detto ciò, qui, al di là dei nomi è mancata l’unità. E questa scelta la gente l’ha fatta pagare. Forza Italia era divisa in tre parti. Un pezzo finito in una lista civica, un pezzo, due giorni prima della presentazione della lista, ce lo siamo trovato in Fratelli d’Italia e un pezzo era il nostro. Tutti insieme saremmo stati intorno al 10%. La Lega, invece, subisce un arretramento a livello nazionale, amplificato a Viterbo da quanto successo con la vecchia giunta. Fratelli d’Italia in tutta Italia sta al 20%. Qui da noi, se non avesse avuto un pezzo di Forza Italia, sarebbe stata al 12%. Mi sembra quindi che abbiamo fatto tutti male”.


Andrea Di Sorte

Andrea Di Sorte


Antonella Sberna e Matteo Achilli, vale a dire il pezzo di Forza Italia entrato alla fine in Fratelli d’Italia, non crede siano soprattutto un suo errore? Non crede che il passaggio da Fi a FdI sia un po’ una sua responsabilità politica visto anche il ruolo da commissario provinciale che riveste?
“Anche con la Sberna, Fratelli d’Italia resta sempre sotto il dato nazionale. Personalmente faccio i miei complimenti ad Antonella che è riuscita a portarsi dietro un elettorato che forse ha avuto facilità a votala anche sulla spinta di FdI e di Giorgia Meloni. Ha lavorato bene. Detto ciò, il giudizio personale su di lei non cambia. Umanamente e politicamente, con tanti amici che l’hanno fatta crescere non si è comportata bene, avrebbe dovuto essere più sincera. Ma credo che questo lo sappia anche lei”.

Perché Sberna non si sarebbe comportata bene?
“Perché fino all’ultimo ci ha detto che non sarebbe passata da nessun’altra parte e che al massimo non si sarebbe candidata. E questo fino a dieci giorni prima che si presentassero le liste”.

Perché non avete candidato Sberna alla guida della coalizione?
“Secondo noi era un’ottima candidata, così come un ottimo candidato era Daniele Sabatini. C’abbiamo provato anche internamente. Ma per fare le nozze bisogna essere in due. Ma sia Antonella Sberna che Daniele Sabatini non li voleva nessuno. Fratelli d’Italia non li voleva e non li ha neanche presi in considerazione. Tengo poi a precisare che ad agosto dell’anno scorso Fratelli d’Italia ha fatto un lungo tentativo per toglierle la delega ai servizi sociali a Sberna, una delega che FdI aveva chiesto per sé. Con Forza Italia che invece ha sempre difeso Antonella, che per tre anni ha fatto l’assessora di FI e l’ha fatto sicuramente bene”.

Anche Matteo Achilli, pure lui fino a poco tempo fa in FI, ha fatto il pieno di voti…
“Fratelli d’Italia, tra settembre e ottobre dell’anno scorso, ha fatto tutta una battaglia per togliergli la delega allo sport, facendo un pressing ad Arena molto imsistente. E anche in tal caso FI lo ha difeso con le unghie e con i denti. Noi abbiamo sempre difeso i nostri, valorizzandoli e mettendoli nelle condizioni di fare bene il proprio lavoro. Achilli e Sberna hanno avuto la nostra piena fiducia dall’inizio alla fine”.

Se tornasse indietro appoggerebbe lo stesso l’operazione Alessandro Romoli in provincia oppure no?
“Assolutamente sì e per tutta la vita. Alessandro è un presidente di centrodestra e di Forza Italia. Cercherei solo di far capire ancor più l’importanza di questa candidatura agli altri alleati del centrodestra. Tornassi indietro rifarei tutto. Mi piacerebbe che anche loro tornassero indietro per ripensarci. E soprattutto non avevamo i numeri per fare un’operazione diversa”.

A proposito di numeri, Mauro Rotelli di FdI sostiene invece che i numeri per fare di Romoli il presidente di tutto il centrodestra, Fratelli d’Italia incluso, c’erano…
“Mauro Rotelli non ha capito come funziona il voto della provincia oppure fa finta di non capirlo. Romoli è andato di gran lunga sopra le liste di centrodestra…”

Lei definisce Romoli un presidente di centrodestra, ma è appoggiato dal Pd, una forza di centrosinistra. Ed è questo quello che vi rimprovera FdI…
“Potevano appoggiarlo. Per noi Alessandro Romoli era il candidato migliore. E questo per le esperienze acquisite sul campo”.

Ma come poteva un partito come FdI, che ha sempre detto “mai col Pd”, appoggiare un candidato sostenuto dal Pd?”
“Parliamo di liste civiche, senza simboli di partito. Anche il candidato espresso da loro aveva l’appoggio di una lista civica proveniente da sinistra. Non mi pare nessuno abbia detto nulla su questo. Tra le altre cose, nel recente passato, anche nel Lazio, FdI ha sostenuto candidati del Pd alle provinciali”.

Perché invece Allegrini candidata sindaca non andava bene?
“Perché era la vice sindaca di Arena. E a quel punto poteva andare bene anche Giovanni Arena”.


Viterbo - Andrea Di Sorte e Paolo Zappi

Viterbo – Andrea Di Sorte durante l’ultima campagna elettorale


Lei continuerà a coordinare Forza Italia a livello provinciale oppure, dopo il risultato delle comunali, sta pensando alle dimissioni?
“Io mi sono messo a lavorare alle elezioni comunali di Viterbo cosciente che noi non eravamo i favoriti e che sarebbe stata una battaglia difficile e complicatissima. Prima della presentazione delle liste eravamo una cosa, poi, una volta presentate le liste, ci siamo ritrovati divisi su tre fronti. Un pezzo è andato con Fratelli d’Italia, un pezzo è rimasto con noi e un pezzo è finito in una lista civica. Quindi non penso che il mio operato possa essere giudicato dal risultato. Il mio operato è stato invece tutto teso a un rinnovamento della classe dirigente del partito. Una classe dirigente nuova che adesso abbiamo. E aggiungo pure che le sconfitte, in alcuni momenti storici, aiutano. Ci sono tanti ragazzi giovani che hanno dato disponibilità a lavorare. Personalmente penso di continuare ad essere commissario provinciale, ma non ho la sfera magica. Non ho avuto richieste di dimissioni da parte di nessuno, e io non intendo dimettermi. Una volta fatte tutte le analisi e le valutazioni del caso, inizieremo di nuovo a ricostruire un gruppo che alle prossime elezioni possa esprimere quello che ha sempre rappresentato. Pertanto io continuerò a lavorare per cercare di aggregare più persone possibili nell’ottica del rinnovamento”.

Cercherà anche di riunire i pezzi sparsi di Forza Italia?
“Noi siamo il partito della libertà, e le nostre porte non sono chiuse, ma sempre aperte. Poi dobbiamo capire chi ha voglia di impegnarsi”.

Una volta entrati in consiglio comunale, cercherete di fare un gruppo unico con gli altri pezzi della diaspora di Forza Italia che dovessero entrare in sala d’Ercole oppure no?
“Se c’è la possibilità, lo valuteremo tutti insieme. Certo”.

Tutti si propongono di ricucire il centrodestra a Viterbo, da FdI alla Lega. Siete disponibili a dialogare con queste forze per fare altrettanto oppure no?
“Il centrodestra è solo uno ed è quello fatto da tutti”.

Tutti chi?
“Forza Italia, Udc, Lega, Fratelli d’Italia e nel caso specifico di Viterbo anche Fondazione, che è sempre stata una componente importante. Tutte queste forze, quando stanno insieme, si chiamano centrodestra. Quando non sono insieme si chiamano in un’altra maniera: centro, destra, ultradestra e così via. Il centrodestra funziona quando siamo tutti uniti. Basta guardare Civita Castellana, Vetralla e Viterbo quattro anni fa”.

Quale è secondo lei la formula per tornare insieme?
“Vanno innanzitutto messi da parte rancore e supponenza che ho letto in qualche intervista di qualche leader locale. Poi bisogna tirarsi sulle maniche e lavorare. Forza Italia da sola non lo può fare”.

E a chi spetta il compito?
“Lo dovrebbe fare chi adesso ha il vento a favore. Perché quando si ha il vento a favore si possono prendere per mano tutti e si portano a destinazione tutti insieme. Quando la Lega di Bossi era in difficoltà, Berlusconi candidò un governatore lombardo della Lega, lasciando di stucco tutto il partito. Avevamo già Formigoni che era stato un ottimo governatore. Lì Berlusconi diede una grande lezione politica a tutti dicendo che non poteva lasciar morire la Lega ma che doveva invece rianimarla. Perché il centrodestra, senza la Lega, non sarebbe stato più il centrodestra. E’ questo il lavoro che va fatto. Oggi sono altri ad avere percentuali superiori al 20%, e sono loro che devono attuare questo meccanismo. Se invece loro dicono che gli sta bene essere il primo partito, allora chi ha questi obiettivi minuscoli sarà sì il primo partito, ma il primo partito degli ultimi”.

A proporsi per ricucire il centrodestra è anche Sgarbi, lei che ne pensa?
“Penso che tutti si debbano assumere delle responsabilità. Ma questo non può venire da Sgarbi, ma da chi oggi ha il consenso elettorale più alto. Perché è chi ha il consenso elettorale più alto che si deve portare appresso tutti gli altri”.

Quindi Fratelli d’Italia…
“Certo. Quando Forza Italia era al 20%, abbiamo fatto dei sacrifici per tenere insieme tutti, perché avevamo capito che da soli non andavamo da nessuna parte. Se Berlusconi non avesse tenuto insieme tutti, non avremmo mai governato e fatto le riforme, giocandoci sempre la partita. Saremmo stati come Le Pen in Francia, che non governa mai. Se il modello è Le Pen, e non Berlusconi, allora non si vince mai”.

Pertanto, secondo lei, Fratelli d’Italia si deve assumere la responsabilità di fare da traino a tutto il centrodestra abbandonando la logica Le Pen…
“Esattamente”.

Al ballottaggio, Frontini o Troncarelli?
“Lasceremo libertà di scelta. Non abbiamo dato indicazioni. La prossima settimana, comunque sia, ci riuniremo anche per capire gli umori dei nostri candidati. Tuttavia non c’è una linea. E finora non ci ha cercato nessuno. Quindi non ci dobbiamo impegnare con nessuno, possiamo anche andare al mare…”.

Daniele Camilli


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