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Vetralla – (sil.co.) – Mirko Tomkow confessa in aula di avere ucciso il figlio. La madre invece non sarà ascoltata. La difesa rinuncia a sentire la mamma del piccolo Matias. “Non c’è bisogno”, ha detto il marito, imputato di omicidio aggravato dalla premeditazione e maltrattamenti aggravati in famiglia.
“Mi urlava di andare via, allora gli ho messo lo scotch sul naso e la bocca per non sentirlo”, ha detto Mirko Tomkow.
In corso l’interrogatorio davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo del padre che lo scorso 16 novembre ha ammazzato il figlio Matias di 10 anni a Vetralla.
“Quando non si muoveva più, l’ho messo nel cassettone del letto, poi sono salito in soffitta, ho fumato una sigaretta e ho bevuto ancora un goccetto”, ha raccontato Tomkow.
“Perché non è scappato?”, gli ha chiesto il difensore Pier Paolo Grazini. Tomkow: “Non lo so”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

