Botan Dumitru
Vetralla – Morte sul lavoro di Botan Dumitru, sono stati assolti oggi con formula piena dall’accusa di omicidio colposo i datori di lavoro arrestati cinque mesi dopo il drammatico infortunio in cui il 19 giugno 2019, nei boschi di Soriano nel Cimino, ha perso la vita il taglialegna 29enne d’origine romena, residente a Vetralla con la moglie e due bimbi piccoli.
Nel pomeriggio il giudice Elisabetta Massini ha assolto dall’accusa più grave, “perché il fatto non sussiste”, Dante Presciutti e Zechir Mahmudov, 48 e 45 anni, difesi dagli avvocati Francesco e Roberto Massatani e Samuele De Santis, per i quali la procura aveva chiesto rispettivamente due condanne a 4 e 3 anni di reclusione per omicidio colposo e violazioni amministrative e nel campo della sicurezza del lavoro.
A tal proposito, Mahmudov è stato condannato a una multa di 2500 euro, con sospensione della pena, per violazioni di tipo amministrativo nel periodo in cui era presidente.
Erano circa le 11 di mattina quando il trattore guidato dall’operaio 29enne di Vetralla, addetto alla raccolta della legna, si impennò su una radice, precipitando in fondo a un dirupo e provocando la morte sul colpo del conducente.
Per le difese, che hanno parlato all’udienza del 20 giugno, l’incidente in cui ha perso la vita il 29enne di Vetralla, padre di due bimbi che hanno oggi 5 e 2 anni e mezzo, è stata una tragica fatalità.
“Oggi qui manca il responsabile principale”, hanno detto i difensori di Presciutti e Mahmudov, parlando di “testimonianza falsata” dell’ex operaio al nero “promosso” presidente della cooperativa inizialmente indagato a piede libero. Soltanto un prestanome per la procura, che ne ha chiesto l’archiviazione.
Per le difese, perché “serviva far testimoniare Cosmin Julian Kovaci contro Presciutti e Mahmudov, in un contesto in cui le prove dell’accusa portano più dubbi che certezze”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
