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Viterbo – (sil.co.) – Pusher a processo per spaccio, ma il giovanissimo assuntore, colto in flagrante dai carabinieri subito dopo l’acquisto di due grammi di hashish per 20 euro, nonostante abbia solo 23 anni, stenta a ricordare quanto messo a verbale appena il 29 luglio 2019.
Sentito ieri come testimone davanti al giudice Roberto Cappelli, al processo in cui sono imputati due nordafricani, ha stentato a ricostruire l’episodio avvenuto in un parco del capoluogo, nei pressi di un fast food.
Ha anche provato a chiedere, inutilmente, di non dire cosa fosse andato a fare quel giorno al parco con un amico. Poi si è arreso e ha risposto, seppure a fatica e tra tanti non ricordo, alle domande del pm.
“Cercavamo un paio di canne – ha infine ammesso – le abbiamo chieste a due ragazzi di colore, due nordafricani. Uno aveva i capelli con le treccine e l’altro le scarpe rosse e i capelli lunghi. Ci hanno detto di aspettare, mentre quello con le treccine andava dietro un cespuglio, da dove è tornato con l’hashish”.
Subito dopo tutti e quattro sono stati fermati dai militari appostati nelle vicinanze e condotti in caserma. Ai carabinieri, nell’immediatezza del fermo, durante l’interrogatorio in caserma, il ventenne disse che aveva fatto già un acquisto analogo dall’imputato, il mese prima, sempre per la somma di 20 euro.
Il processo è stato rinviato al 26 ottobre per la sentenza.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
