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“Cessione Talete, una scelta per evitare ricadute dirette su cittadini e bollette”

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Vignanello

Vignanello

Vignanello – Riceviamo e pubblichiamo – Lunedì 6 giugno si è tenuto un consiglio comunale a Vignanello, il cui ordine del giorno prevedeva un argomento tanto delicato quanto sentito da tutti.

In particolare, questo punto riguardava una proposta avanzata da Talete per far pronunciare i consigli comunali dei comuni ad essa partecipanti su alcune modifiche tecniche.

Su tutte la più delicata faceva riferimento alla possibilità di poter cedere una parte di quote della Talete ad un privato, nella misura del 40%.

In realtà l’assemblea dei sindaci dell’Ato Alto Lazio Viterbo Nord si era già espressa positivamente in proposito, il 28 aprile 2022, per aprire alla partecipazione di un partner privato, ma per correttezza di procedure è stato necessario il voto dei consigli comunali.

L’amministrazione comunale di Vignanello ha rielaborato la proposta di Talete, proponendo una delibera che esprimeva parere positivo sulla questione legata alla ripartizione delle quote ai comuni, ma voto contrario sull’autorizzazione al sindaco di votare a favore della possibilità di un partner privato.

Va detto che il voto del comune di Vignanello pesa nel totale limitatamente alla piccola quantità di quote di sua spettanza; in virtù di questo, noi del gruppo di minoranza avremmo potuto assumere posizioni di comodo, esprimendo un voto di astensione o in linea col voto del resto del consiglio.

Abbiamo voluto affrontare coerentemente il tema, ponderando per quanto ci è possibile, le conseguenze cui avrebbero aperto le diverse posizioni ed infine abbiamo voluto esprimere il voto che sentivamo più giusto.

Consapevoli della complessità di questa vicenda, che vive un momento assolutamente grigio e dal futuro incerto, non abbiamo la presunzione di avere delle verità assolute in tasca. Abbiamo voluto considerare però le maggiori criticità che questa analisi merita vengano citate.

Ad oggi la Talete ha necessità di realizzare importanti interventi che possono consentire di ridurre molte spese (pensiamo ad esempio alla realizzazione di nuovi pozzi utili alla miscelazione dell’acqua per eliminare i dearsenificatori) e le permettano di investire su impianti assolutamente necessari (basti pensare allo stato delle tubazioni vecchie e spesso guaste e ai troppi comuni privi di depuratori). Per farlo servono molti fondi economici, oltre alle somme che si incassano dalla riscossione delle bollette.

Chi segue la vicenda ben sa che il tanto atteso finanziamento di Arera (circa 22 milioni) non ha avuto buon fine.

Lo stesso problema esiste con i prestiti bancari: la Talete non possiede delle garanzie tali da poterne ricevere.

Questi fondi molto difficilmente potrebbero arrivare dai comuni, mentre sarebbe più probabile che arrivino da un partner privato. Senza questi fondi il rischio del fallimento della Talete sarebbe concreto.

Questo creerebbe un danno economico agli stessi comuni aderenti, e di conseguenza ai cittadini. Inoltre la conseguenza più probabile sarebbe che il fallimento agevoli un soggetto privato ad acquistare il 100% delle quote ad un valore irrisorio, escludendo definitivamente la parte pubblica dalla gestione.

L’ipotesi della gestione pubblica locale da parte di consorziati, invece, va valutata con attenzione, sempre che sia applicabile la Legge Regionale 5 del 2015 della Regione Lazio.

Se pensiamo ad un bacino sano, senza alcun problema di infrastrutture o di potabilità dell’acqua, in quel caso il consorzio potrebbe essere sostenibile. Ma nel caso specifico del comune di Vignanello, ad esempio, riunito in un consorzio con i comuni limitrofi, ci si troverebbe a sostenere i costi dei dearsenificatori o di un nuovo pozzo per la captazione di acqua da miscelare. Si tratterebbe di spese molto alte che ricadrebbero sui soli cittadini appartenenti a quel consorzio.

Forse la costituzione di un “Ato unico” o del più volte citato “Ato forte” verrebbe incontro alla difficoltà del nostro attuale Ato, il cui punto debole è rappresentato dal basso rapporto “utenze al km” del nostro territorio provinciale.

In consiglio comunale, durante la discussione che ha preceduto il voto, abbiamo cercato di instaurare un confronto sereno con il sindaco ed il resto del consiglio comunale, dal quale abbiamo sinceramente sperato che ci venisse suggerita una nuova possibilità che magari non era stata ancora considerata.

Purtroppo non abbiamo ricevuto nessuna alternativa in tal senso perché è evidente che non ci sia.

Siamo consapevoli dei rischi di questa cessione; sarà nella stesura dei patti parasociali che la parte maggioritaria pubblica dovrà far valere le sue ragioni sulla parte minoritaria privata, per garantire una sana gestione.

Abbiamo operato una scelta ponderata pensando di poter evitare situazioni future che avrebbero avuto ricadute dirette sui cittadini e sulle loro bollette, sapendo che probabilmente queste scelte ci avrebbero esposto a critiche.

Non è stata una valutazione fatta a cuor leggero e con superficialità né tantomeno legata ad una logica dettata da appartenenze o convenienze politiche. Quando affrontiamo temi legati agli interessi dei cittadini non si dimentichi che siamo comuni cittadini anche noi e che risponderemo anche come cittadini delle scelte che operiamo come consiglieri comunali.

Gruppo consiliare di minoranza
Le cose in comune


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