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“Il colera all’interno del monastero di Santa Rosa”

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Luciano Osbat

Luciano Osbat

I saluti di Massimo Mecarini

I saluti di Massimo Mecarini

Cristina Marucci

Cristina Marucci

La presentazione di Cristina Marucci

La presentazione di Cristina Marucci

Viterbo – Presentato ieri pomeriggio venerdì 17 giugno, nella sala del Quattrocento, all’interno del monastero di Santa Rosa di Viterbo il nuovo libro di Cristina Marucci “Il colera nel chiostro. Il singolare caso del monastero di Santa Rosa a Viterbo (1837)”, contenente all’interno anche la ristampa anastatica della  contemporanea “Relazione del cholera asiatico sviluppato nel v. monastero di S. Rosa in Viterbo del dottor Giovanni Selli”.

La pubblicazione, edita da Sette Città nell’ambito della collana dei Quaderni del Centro studi Santa Rosa da Viterbo, contiene anche l’introduzione di Angelo Allegrini direttore dell’Archivio di Stato di Viterbo.

Alla presentazione, tra gli altri, sono intervenuti (alcuni da remoto), suor Francesca per i saluti, e poi Marco Lazzari ex presidente della Fondazione Carivit insieme a Luigi Pasqualetti nuovo presidente della Fondazione Carivit, Massimo Mecarini presidente del Sodalizio Facchini di Santa Rosa.

Il libro è stato presentato oltre che dall’autrice Cristina Marucci, anche dal professor Luciano Osbat, già professore di Storia Moderna presso l’Università della Tuscia, attualmente direttore scientifico del Centro di Documentazione della Diocesi di Viterbo. In particolare, Osbat, ha sottolineato come il periodo del colera del 1837 all’interno del monastero di Santa Rosa fu “un momento di grande incertezza” perché nella vicina Roma la malattia si era già manifestata alcuni mesi prima e nel monastero viterbese il 5 settembre dello stesso anno colpisce la prima monaca. “In quell’anno – racconta Osbat – la Macchina di Santa Rosa non era stata fatta passare ma il santuario era aperto al pubblico per la devozione nei confronti del Sacro Corpo di Santa Rosa.

E allora si iniziarono a cercare le cause di come sia stato possibile il contagio del colera soltanto all’interno del monastero. Come mai a Viterbo città niente e la malattia presente soltanto tra le fila delle religiose recluse? Allora si accende l’attenzione su un pacco ricevuto dal contenuto sospetto, si alza l’attenzione più sui cibi consumati che non nei contatti prolungati con persone forestiere infettate. Muoiono tutte suore anziane, diverse già malate o comunque in situazioni fisiche precarie. Oltre al monastero viterbese si riscontrò una presenza del colera anche a Marta e in nessun altro paese del comprensorio viterbese”.

Luciano Osbat, oltre a illustrare la ristampa anastatica contenuta nella prima parte del libro, si sofferma poi sul contenuto della seconda parte: elenco delle monache presenti al tempo (tra 40 e 50 complessivamente), lo scavo delle fosse di sepoltura all’interno dell’istituto religioso e la lettura di una lettera pastorale del cardinal Pianetti del 2 settembre che anticipa di tre giorni il flagello del colera.

L’autrice dottoressa Cristina Marucci, poi, oltre a completare nei minimi dettagli la presentazione del suo libro, ha raccontato sulla complessità della ricerca delle tanti fonti storiche usate per arrivare alla realizzazione dell’interessante libro. Lavoro risultato a lei più agevole, comunque meno difficoltoso, in quanto attualmente addetta alla biblioteca viterbese del convento di San Paolo ai Cappuccini. Alla fine applausi meritatissimi da parte della sala che era gremitissima.

Silvio Cappelli


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