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Orte – “Facciano quello che vogliono, che venga pure il commissario ad acta: noi il comune di Orte dentro alla Talete non lo facciamo entrare”. Il sindaco di Orte Dino Primieri sale sulle barricate contro la diffida da parte della regione Lazio a trasferire la rete idrica comunale sotto la gestione Talete entro il 30 settembre.
A fine maggio avreste dovuto deliberare in consiglio comunale l’ok al trasferimento della gestione della rete idrica. Perché non l’avete fatto?
“Perché non vogliamo entrare in Talete e non abbiamo nessuna intenzione di deliberare di nostra iniziativa una cosa del genere”.
Ma la regione minaccia l’intervento del commissario…
“Facciano quello che vogliono. Noi sull’acquedotto ci crediamo e anche nel bilancio di quest’anno abbiamo previsto oltre 300mila euro d’investimenti sulla rete idrica comunale, perché i cittadini non possono aspettare. Se poi arriverà qualcuno che ci costringerà a cedere il servizio, vorrà dire che lasceremo un acquedotto in condizioni migliori di com’è adesso”.
E come la mettiamo col rischio di danno erariale?
“Non mi faccio intimorire. La regione, lo stato, l’Ato o chi per loro devono prendersi la responsabilità di farci entrare in Talete, senza chiedere ai comuni di farlo al posto loro”.
Perché l’Ato ha rifiutato la vostra richiesta di deroga all’ingresso in Talete attraverso la procedura prevista dal Testo unico sull’ambiente?
“Perché secondo l’Ato l’acqua della nostra rete idrica non è pregiata, quindi non soddisfa uno dei requisiti previsti per far sì che un comune possa mantenere la gestione dell’acquedotto in autonomia. Peccato che nell’acqua di Orte non c’è arsenico e già questo, di per sé, sarebbe sufficiente a elevarci rispetto allo standard… Inoltre ci hanno detto che abbiamo ricevuto un finanziamento che implicitamente comportava l’ok all’ingresso in Talete. E io ho risposto che, se queste sono le condizioni, il finanziamento lo possiamo anche restituire”.
Secondo il consigliere di minoranza Giuseppe Fraticelli, se tutti i comuni entrassero in Talete e si creasse un ambito territoriale unico con Roma, lo spauracchio delle tariffe alte non esisterebbe più. È d’accordo?
“Il ragionamento di Fraticelli è sensato, ma perché chi di dovere non parla chiaro? Forse vogliono fare una sorta di fusione con Acea perché almeno si salva Talete e le tariffe per l’utenza si abbassano? Va bene, ma ce lo dicano apertamente e una volta per tutte. Ci spieghino qual è la strategia. Perché noi dobbiamo trascinare il comune in una situazione che non è chiara?”.
Non è un controsenso che ci sia un’imposizione così forte a entrare in Talete proprio mentre il presidente della provincia Romoli dichiara che la società ha bisogno dell’apporto di capitali privati per evitare il fallimento?
“Non metto in dubbio quello che dice Romoli, la Talete paga lo scotto di anni di cattiva gestione. Da quanto si è capito, i capitali privati dovrebbero entrare per un massimo del 40%, quindi la maggioranza della società resterebbe pubblica. Sappiamo anche che la regione ha bisogno di completare la definizione degli Ato per accedere ai finanziamenti del Pnrr. Ma la questione è sempre la stessa: si deve parlare chiaro e dire cosa succederà, prima di chiedere ai comuni di fare certi passi”.
Avete anche dichiarato che, insieme agli altri comuni riottosi, state valutando la possibilità d’intraprendere altre azioni legali per evitare il commissariamento. Cosa avete in mente?
“Ci siamo confrontati, sappiamo che con la strada dei ricorsi abbiamo poche possibilità, ma non vogliamo lasciare nulla d’intentato. Andremo fino in fondo, o comunque fino a quando qualcuno non si assumerà la responsabilità di certe scelte”.
Alessandro Castellani
