|
|
Viterbo – Lega: “Nessuna indicazione di voto”. A poche ore dal turno di ballottaggio, il partito che schierava Claudio Ubertini come candidato sindaco dà la sua (non) indicazione di voto.
Libertà di scelta. A farlo, è l’ex capogruppo e attuale coordinatore comunale del partito, Andrea Micci.
“Nessuna indicazione di voto al ballottaggio – fa sapere Micci – saremo all’opposizione con impegno e responsabilità”. Quindi, un messaggio che sembra inviato a nuora perché suocera intenda. “Se torneremo maggioranza sarà con i voti dei cittadini e non con accordi e inciuci per una poltrona”.
Né Frontini e né Troncarelli. Ognuno scelga chi vuole. “Sentitevi liberi di votare chi preferite – insiste Micci – perché noi se torneremo in comune lo faremo vincendo le elezioni.
Quindi, nessun accordo, nessuna spartizione di poltrone e nessuna indicazione di voto al ballottaggio”. Più chiaro di così…
Una scelta diversa, rispetto agli ex alleati di Fratelli d’Italia, che invece indicano Frontini e si parla di possibili ingressi in maggioranza, un accordo di natura elettorale.
Da quelle parti, il responsabile comunale Luigi Maria Buzzi torna indietro di qualche mese. Per in qualche modo spiegare le ragioni della rottura e della caduta dell’amministrazione comunale.
“Il voto di Giovanni Arena alle provinciali a favore dell’asse Forza Italia/Partito Democratico – spiega Buzzi – e la sua personale candidatura tra le liste della sinistra sono e restano i tratti distintivi della precedente amministrazione e di ciò che oggi rappresentano queste persone. Noi siamo differenti”.
Ma a volte si tratta di porte che girano in un certo modo. L’ex consigliere Antonio Scardozzi, commentando il post di Buzzi ipotizza un finale diverso. Ma sempre legato al voto in provincia, per l’alleanza FI-Pd.
“Se quel giorno gli fosse venuto il Covid (come suggerito più volte) – argomenta Scardozzi – forse ancora sarebbe al suo posto”. Galeotto fu il voto a palazzo Gentili, con un tampone il futuro poteva essere positivo. Invece, niente Covid, per fortuna di Arena e amministrazione caduta. “Non credeva – ipotizza Scardozzi – che avevamo le palle per mandarlo a casa”.
Giuseppe Ferlicca

