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Viterbo – Delitto del Suffragio, è lo psichiatra forense Federico Trobia di Roma il consulente tecnico d’ufficio incaricato dal tribunale di stabilire se sia sana di mente Azzurra Cerretani.
Azzurra è la 28enne di Viterbo accusata di omicidio volontario in concorso quattro anni dopo il delitto, senza essere mai stata sottoposta ad alcuna misura cautelare.
Il conferimento dell’incarico, previsto ieri, è slittato però all’udienza del prossimo 22 settembre, quando le parti compariranno nuovamente davanti al gip Giacomo Autizi.
Il difensore Fausto Barili, dopo l’accoglimento da parte del giudice della richiesta di rito abbreviato condizionato a perizia psichiatrica, ha deciso di nominare come proprio consulente il medico legale Alessandro Pinnavaia.
L’avvocato di parte civile dei genitori di Daniele Barchi, avvocato Pasqualino Magliuzzi del foro di Latina, si riserva la nomina di uno specialista di fiducia.
La vittima
Daniele Barchi è il 42enne originario di Gaeta trovato cadavere dalla polizia nel suo monolocale al pianoterra di via Fontanella del Suffragio la sera del 22 maggio 2018 dove fino a pochi giorni prima avrebbe ospitato la coppia che lo avrebbe ucciso massacrandolo di botte.
La coppia diabolica
Per l’omicidio di Barchi è stato condannato a 15 anni in via definitiva Stefano Pavani, il 34enne seminfermo di mente di Corchiano che – secondo la famiglia, che si è battuta per la riapertura del caso – avrebbe ucciso loro figlio in concorso con Azzurra Cerretani, la 28enne viterbese all’epoca sua fidanzata, mai sottoposta a qualsivoglia misura cautelare, per la quale è stato chiesto il processo quasi quattro anni dopo il delitto.
La difesa
Barchi fu trovato cadavere nella sua casa di via Fontanella del Suffragio proprio su indicazione della Cerretani, scappata a Bagnaia a casa della sorella, dove si trovava quando ha detto alla polizia che Pavani aveva ammazzato un uomo.
“Azzurra Cerretani ha un percorso psichiatrico piuttosto importante che è anche precedente di molto rispetto all’epoca in cui si colloca l’omicidio patito dal povero Daniele Barchi”, ricorda Barili.
Il movente
Il movente, secondo la famiglia, sarebbe stato appropriarsi del monolocale di proprietà di Barchi, che, dopo avere ospitato la coppia per un periodo, sembra avesse deciso di allontanarli.
La morte atroce
Prima di morire per arresto cardiocircolatorio, il 42enne è stato “ferito con un coltello, con un forchettone da cucina e con una bottiglia di vetro”.
Il 42enne sarebbe stato ripetutamente percosso “in ogni parte del volto e del corpo, in modo tale da procurare fratture costali multiple, bilaterali e plurifocali con infiltazione emorragica dei tessuti molli intercostali e contusioni del parenchima polmonare nonché lesioni emorragiche meningoencefaliche, toraciche, craniche e del collo in modo tale da comprimere la regione cervicale della vittima”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

