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Viterbo – (sil.co.) – Morte in carcere di Andrea Di Nino, ieri davanti al gip Giacomo Autizi l’arringa fiume del difensore dell’ex direttore di Mammagialla.
Ha parlato per oltre tre ore l’avvocato Marco Russo, che ha chiesto per il suo assistito il rito abbreviato e l’esame dell’imputato.
Il pubblico ministero Michele Adragna ha chiesto per l’ex direttore del carcere una condanna a quattro mesi di reclusione per omicidio colposo, con lo sconto di un terzo della pena previsto dal rito.
Ha invece chiesto il rinvio a giudizio per gli altri tre indagati che hanno scelto di procedere col rito ordinario. Tredici le parti civili, gli otto fratelli e i cinque figli della vittima.
Di Nino, romano di 36 anni, al momento in cui fu rinvenuto cadavere, verso le 22 del 21 maggio 2018, era in carcere da due anni per possesso di stupefacenti. Si è suicidato in una cella di isolamento della casa circondariale di Viterbo, da dove sarebbe uscito di lì a un anno.
I familiari sono convinti che non si sarebbe mai potuto suicidare. In primis perché gli mancava un anno alla fine della pena ed era convinto che sarebbe uscito anche prima.
Il processo dovrebbe riprendere lunedì prossimo, 27 giugno, ma l’udienza potrebbe slittare a causa della programmata astensione degli avvocati penalisti.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

