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Viterbo – Diffamazione a mezzo stampa ai danni della viceprefetta Emiliana Carelli, ennesima condanna per il pregiudicato Paolo Gianlorenzo. La giudice nella sentenza: “La vittima ha subito frustrazione e afflizione per l’intera vicenda, in considerazione delle insinuazioni particolarmente odiose rivolte nei suoi confronti e legate alla sfera professionale”.
Nella sentenza, datata 24 giugno 2020, la giudice Caterina Mastropasqua del tribunale civile di Viterbo, ricostruisce: “L’11 giugno 2008 Gianlorenzo, in qualità di direttore responsabile del quotidiano Nuovo Viterbo Oggi, si è reso autore del reato di diffamazione nei confronti della parte attrice, allora viceprefetto di Viterbo, dirigente dell’ordine e sicurezza pubblica e polizia amministrativa, mediante la pubblicazione di un articolo dal titolo “Signor prefetto, perché tace?”, dove si invocava la rimozione della stessa dal proprio incarico da parte del prefetto in ragione di una asserita incompatibilità con il ruolo assegnatole derivante dalle “grane giudiziarie” che avrebbero coinvolto il marito”.
Dalla vicenda è scaturito prima un processo penale celebrato davanti al tribunale di Cassino, che ha emesso una sentenza di condanna divenuta definitiva. La viceprefetta Carelli si è poi rivolta al tribunale civile di Viterbo per il risarcimento dei danni. “Dato il clamore che ha suscitato la pubblicazione dell’articolo sul posto di lavoro, nell’opinione pubblica del territorio provinciale, nonché nella vita quotidiana della persona offesa e dei suoi figli, la stessa – si legge nella sentenza civile – ha proposto querela nei confronti di Gianlorenzo costituendosi parte civile nel giudizio penale instaurato, all’esito del quale è stata affermata la definitiva responsabilità della parte convenuta, demandando all’autorità giudiziaria civile la liquidazione del risarcimento dei danni”.
Gianlorenzo è stato condannato anche in sede civile: pagamento di 15mila euro, oltre gli interessi legali, e la refusione delle spese legali del giudizio che ammontano a 2mila 800 euro. “In considerazione – spiega la giudice Mastropasqua nella sentenza – della notorietà della diffamata (viceprefetto) all’interno della provincia interessata dalla diffusione del quotidiano a mezzo del quale è stato compiuto il reato di diffamazione in questione, quotidiano distribuito a livello locale, nonché della significatività dell’offesa arrecata sul piano professionale, si ritiene congruo e opportuno ricondurre la condotta di diffamazione alla categoria delle diffamazioni di modesta gravità, per le quali è previsto un risarcimento fino a 20mila euro”.
E ancora: “Quanto ai risvolti personali e familiari dell’accaduto si osserva che la parte attrice non ha allegato alcuna prova o mezzo di prova con riferimento al pregiudizio morale psicologico subito, che pertanto deve essere considerato in via presuntiva in una valenza minima, potendosi in ogni caso ritenere – conclude la giudice Mastropasqua – che la stessa abbia subito una frustrazione e un’afflizione per l’intera vicenda in considerazione delle insinuazioni particolarmente odiose rivolte nei suoi confronti e legate alla sua sfera professionale”.
Continuano ad emergere una serie di condanne a carico del pregiudicato Paolo Gianlorenzo.
