|
|
Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Carissimo direttore Galeotti,
La presente per comunicarle che il giorno 19 giugno alle ore 21 è già previsto un dibattito pubblico, al quale ho dato la mia adesione ben prima di venire a conoscenza, attraverso la sua testata, di questa seconda proposta di confronto con l’altra candidata sindaco.
Sono abituata a tenere fede agli impegni presi, quindi lo farò anche questa volta, presentandomi al dibattito al quale ho dato la mia disponibilità a partecipare.
Senza soffermarmi sui modi con i quali mi è stato rivolto l’invito, che ha la forma (quantomeno inusuale) della “convocazione a rapporto” di candidati sindaco della città come se fossero due lustrascarpe della testata, rappresento che sono sempre disponibile a confronti pubblici. Essi sono il sale della democrazia e, soprattutto, permettono di far emergere le differenze tra le proposte in campo.
Tuttavia, tali confronti sono utili ai cittadini per formarsi un’opinione esclusivamente quando viene garantita la par condicio fra i candidati e il dibattito è condotto da un moderatore credibile ed imparziale, quale lei ha palesemente dimostrato di non essere in queste settimane, proponendo con ammirevole pervicacia una linea editoriale mistificatoria e faziosa.
Un cordiale saluto e un augurio sincero di buona campagna elettorale,
Chiara Frontini
Candidata Sindaco Patto Civico
La ringrazio della sua non cortese risposta.
Chi scrive al contrario dei politici non ha bisogno di consensi. Non dobbiamo baciare i piedi a destra e a manca, per capirsi. Credo, però, che la sua nota sia molto utile per capire a cosa va incontro la città. Qual è il suo vero modo di operare.
Lei ovviamente, nella migliore tradizione grillina e populista, non può fare a meno di dare una lezione a un giornalista che l’ha criticata. La sua supponenza è pari solo alla poca conoscenza del lavoro dei giornalisti. Nessuno impone ai giornalisti di essere imparziali, tutte le testate giornalistiche italiane e internazionali hanno una loro linea politica. Tre esempi, per sua cultura, La Nazione si chiama così per ragioni diciamo risorgimentali. Il Roma di Napoli per ragioni simili. Il Washington Post è di tradizione democratica e ha fatto la storia del giornalismo mondiale contro Nixon, per le ragioni che tutti conoscono. È tradizione di tutti i giornali del mondo esprimere le proprie opinioni liberamente, ma quando si fa cronaca o si modera un incontro, per restare nel tema, si va oltre le posizioni assunte. E va detto che ai politici di vaglia fa sempre più comodo un giornalista critico, che uno scendiletto, se non hanno scheletri nell’armadio. Ma stiamo parlando di politici veri. Roba vera.
Ma fa niente, me ne farò una ragione, lei dice no al confronto a cui è stata invitata. Il faccia a faccia non si farà. Va benissimo ed è un suo assoluto diritto. Ci mancherebbe. Magari senza porre scuse in mezzo.
Evidentemente lei non ha il coraggio di affrontare un confronto che non sia coordinato da un giornalista che non sia acritico e benevolente. E che ci possiamo fare, questa è la sua cultura politica. Come dire quando si innervosisce viene fuori al naturale. E si vede perfettamente quale sarà la sua azione politica, se dovesse vincere. Non farete prigionieri. Tutti sudditi obbedienti e non criticanti, altrimenti sarà lesa maestà. E le conseguenze saranno simili a quelle che lei mostra oggi.
Disprezzo per il giornale, che magari va ricordato, ha dato spazio a tutta la sua azione politica, senza nessuna remora. Finché non abbiamo ritenuto che lei abbia tradito la sua natura originaria e non ha iniziato a allearsi a destra e a manca, non l’abbiamo mai criticata. Perché non c’era materia. Ma lei funziona così, evidentemente, tutti debbono ripetere in continuazione: “Va tutto bene madama la marchesa”. Beh ci spiace, ma non è il nostro stile.
Ma va bene così. Ci mancherebbe. Ripetiamo.
Va meno bene il fatto che lei spacci per rivoluzione una vera e propria restaurazione che riporterà al potere l’area fioroniana, estremisti di destra, sedicenti politici di sinistra. Insomma di tutto e di più, con accordi non visibili solo per chi non vuol vedere, pur di conquistare il potere.
Aspirazione legittima, che mi lascia sempre un po’ stupito quando viene agognata con una azione tracotante e supponente.
Per quanto riguarda le modalità dell’invito, anche qui la sua poca conoscenza dei media le fa velo: in continuazione testate giornalistiche invitano a faccia a faccia pubblicamente non di nascosto. Esattamente come abbiamo fatto noi. E molti faccia a faccia non si sono mai fatti. Spesso perché uno dei due non accetta.Tutto normale.
La scusa che pone di un faccia a faccia precedentemente accettato, le fa onore per come rispetta gli impegni, ma le faccio presente che per fare un confronto bisogna essere in due. E mi risulta che la sua avversaria abbia già detto di no. In quel caso, si informi, la cosa era stata data, sì, per fatta, senza l’ok, evidentemente, di chi si doveva confrontare. Noi non abbiamo dato nulla per scontato. Abbiamo solo invitato pubblicamente, come fanno i giornali normali. Ma le prassi normali e pubbliche non le debbono piacere, probabilmente.
Ma forse lei ama di più i confronti in cui tutti i giornalisti siano ossequienti e a parlare sia solo lei. Insomma un confronto allo specchio con folle plaudenti. Visto che andrà a un confronto in cui sarà sola, mi sembra. Strano concetto di confronto, il suo. Veramente.
Ma si sa uno il coraggio non se lo può dare. Meglio giornalisti ossequienti e nessuna critica. Come piacciono a lei e alla sua formazione politica. D’altra parte Sgarbi, il grande intellettuale, docet. Chi non dice quel che dico io è un capra. Un classico.
Vede nel tempo siamo stati investiti dalle ire di politici di tutti colori, mi perdoni l’ardire, ben più potenti di lei. Ma lei è sicuramente più magnificente e più splendente di tutti. Ne siamo certi. Ma siamo rimasti al nostro posto. In un caso si trattava perfino di un ex ministro che in piazza disse che ci avrebbe fatto chiudere. Ma i politici passano e i giornali continuano a esistere. E di politici potentissimi, ora impotenti, ne abbiamo visti molti. Così va il mondo.
Ultima questione: quanto a mistificazioni da lei possiamo solo imparare. E’ lei che ha falsificato quanto da noi detto, forse non comprendendo cosa abbiamo scritto su chi andava al ballottaggio. Ci riferiamo ai sondaggi. Ma ripeto: va bene così. Ognuno andrà a votare e vincerà chi prende più voti. La democrazia ha questo di bello. Le chiacchiere stanno a zero. Alla fine si vota e ognuno torna a fare quel che sa fare. Se sa fare qualcosa. Speriamo solo che, in caso di sua vittoria, non ci siano liste di proscrizione, come nel medioevo. Perché si respira una strana atmosfera.
In ogni caso faccia una campagna elettorale serena, non si adonti. E soprattutto non si innervosisca perché si vede.
Un cordiale saluto e un augurio di buona e serena vita.
Carlo Galeotti
Ps: La sua comunicazione, che somiglia molto ai fogli d’ordine di altri tempi, mi ha molto divertito. “Divertito” in senso etimologico. Ha, cioè, distolto la mia attenzione dalla riflessione sulla morte di un giornalista, Gaetano Messina, che mi ha insegnato i rudimenti e i fondamentali del mestiere. Anche lui era un giornalista parziale, va detto, come tutti giornalisti di razza.
Ciò che è veramente fastidioso è il suo disprezzo per chi fa certi tipi di lavori come i lustrascarpe. Che lei usa come paradigma di lavoro servile e vile. Io non ci vedo nulla da disprezzare in questi lavori. Io ho fatto il commis di sala per anni e il bracciante agricolo in Maremma, ma non ho mai pensato che fossero lavori da disprezzare. Non mi sono mai sentito un servo. Si può servire senza essere servi. Ho sempre pensato di fare un lavoro utile. Intrinsecamente pedagogico.
Abbiamo evidentemente una visione del mondo e un rispetto di chi lavora molto diversi.
