Viterbo – (sil.co.) – “Fate la doccia al dottore”. Un’intercettazione che, se vera, apre nuovi inquietanti scenari sulla morte dell’urologo Attilio Manca. Sulla clamorosa rivelazione, interviene anche l’ex pm antimafia e avvocato Antonio Ingroia.
L’avvocato Antonio Ingroia – Nel riquadro: Attilio Manca
“Se le cose sono nei termini che apprendo dagli organi di stampa dell’esistenza di un’intercettazione in cui si parla di un medico che doveva essere ucciso perché si era rifiutato di curare Provenzano, la novità è enorme”, riporta Antimafia Duemila a proposito di Ingroia, che con l’avvocato Fabio Repici ha rappresentato la famiglia Manca, che nel processo di Viterbo on era stata ammessa come parte civile contro Monica Mileti, la donna (in appello assolta “perché il fatto non sussiste”) coinvolta nell’inchiesta sulla morte dell’urologo originario di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) morto nella notte tra l’11 e il 12 febbraio 2004 nella sua casa della Grotticella.
“Per prima cosa – afferma Ingroia – bisogna verificare se questa intercettazione esiste, se così fosse e se fosse vera anche la collocazione temporale di questa intercettazione, che è antecedente alla morte dell’urologo Attilio Manca. Se fosse così, la prima domanda che mi faccio è: questa intercettazione chi l’ha fatta? E cosa ne è stato fatto?”.
Della necessità di riaprire il caso scrive in un post su Fb, la deputata del gruppo nisto della commissione parlamentare antimafia Piera Aiello: “Da tempo in commissione antimafia sto lavorando assieme alla mia collega Stefania Ascari al caso #AttilioManca. L’intercettazione pubblicata da Antimafia Duemila, se confermata, dà forza al lavoro intrapreso e ci obbliga a pretendere che la magistratura riapra il caso”.
“La morte di Attilio – prosegue – non è stata casuale e l’ipotesi che il giovane, brillante urologo sia stato ucciso per volontà di Bernardo Provenzano prende sempre maggiore consistenza. Non voglio fare polemiche su quanto stabilito nella relazione di maggioranza della commissione che si occupò del caso prima di noi. Ma adesso è il momento di pretendere verità e giustizia”.
E ancora: “A tutti coloro che in questi anni hanno infangato la memoria di Attilio Manca, dico chiaramente che per tutti gli elementi già in possesso delle procure, della Commissione #Antimafia e dell’opinione pubblica, qui si sta parlando di un omicidio che ad oggi è rimasto impunito e non possiamo smettere di continuare il nostro lavoro”.
“Nell’intercettazione ambientale, sei o sette uomini per varie volte, avrebbero ripetuto la loro condanna a morte, senza tuttavia pronunciarne mai il nome, affermando che al medico ‘andava fatta una doccia’, ovvero doveva essere eliminato. Questa intercettazione risalente al 2003 insieme alle dichiarazioni dei numerosi collaboratori di giustizia e al fatto che Monica Mileti è stata assolta in appello per non aver commesso il fatto (la cessione di droga), dimostra ancor di più quanto sia necessario continuare a pretendere la verità sulla morte di Attilio Manca”.
