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Viterbo – E sì lo confesso: la politica classica, quella più vera mi appassiona.
E mi appassiona vedere i segni classici della politica: la piazza, il comizio di piazza, i discorsi politici… I grandi discorsi politici.
Non è un caso che le due più forti formazioni politiche viterbesi abbiano tra l’altro scelto di tornare all’antico.
Prima il centrosinistra ha innovato nella tradizione andando a “conquistare” con un migliaio di persone piazza San Lorenzo. Piazza per la prima volta politica. Piazza grande, difficile e inedita per sostenere Alessandra Troncarelli. Una prova di forza e non di chiacchiere come piace alla nuova politica che ha dietro le spalle tutto il vecchio regime.
Oggi sarà la volta di Giorgia Meloni a sostegno di Laura Allegrini, la candidata della destra viterbese.
E Fratelli d’Italia ha scelto di affrontare una piazza storica per la loro tradizione.
E sì perché in quella piazza veniva a chiudere tutte le campagne elettorali il missino Giorgio Almirante.
Ma erano altri tempi. Erano tempi, come ha raccontato Antonio Padellaro nel libretto Il gesto di Almirante e Berlinguer, in cui il leader del Msi e quello del Pci, negli anni di piombo, si incontrarono nell’interesse della nazione. Un modo nobile di concepire la politica, nonostante la oceanica distanza ideologica. E tutto fu suggellato dalla drammatica morte di Berlinguer, qualche giorno dopo un comizio a Padova, e Almirante che fece visita alla camera ardente dell’avversario alle Botteghe Oscure dichiarando: “Non sono venuto per farmi pubblicità, ma per salutare un uomo estremamente onesto”. Non solo un omaggio a un leader amato dagli italiani, ma forse anche un tentativo di superare uno iato storico che pure ancora persiste. Era il 1984. Alle elezioni europee, in onore di Berlinguer, gli elettori italiani portarono il Pci al primo posto. Con una intelligenza storica, che vista oggi fa impressione. Come dire: onore a Berlinguer, ma il risultato elettorale non portava al potere il Pci in Italia.
Insomma: dopo Giorgio arriva a piazza del Comune Giorgia. I nomi significheranno qualcosa. Forse.
Ma una cosa è certa: FdI passa alla prova di forza politica, nella migliore tradizione della politica novecentesca. E a questo punto se la semiotica della politica significa qualcosa, la piazza dovrà essere piena. Altrimenti il segnale sarebbe negativo.
La coalizione di centrosinistra piazza San Lorenzo l’ha riempita. Il segnale l’ha dato.
Ora tocca a Giorgia Meloni. E va detto che la leader in ascesa può più che riempire la piazza.
Meloni, che studia da premier, può farcela a dare la spallata per portare al ballottaggio una candidata solida come Laura Allegrini. Partita interessante e bella da vedere per un osservatore politico.
Ed è interessante capire se la battaglia di Viterbo, per la leader Meloni, sia la prova generale per fagocitare buona parte del centrodestra.
Una cosa va detta, anche chi si vede distantissimo, come chi scrive, da una leader come Giorgia Meloni deve constatare che si tratta di una leader in ascesa, con esperienza e intelligenza politica non banali. Tanto che appunto si sta accreditando nelle cancellerie europee e non solo.
Si spera che riesca anche a normalizzare la destra italiana, sarebbe utile. E che porti in Italia una destra gollista e conservatrice. Come dire la fine dell’anomalia italiana. Una traiettoria che forse parte proprio da Almirante ed è passata per Fini.
Ma tutto questo è roba difficile, pure per l’unica leader donna italiana che non manca di oculatezza politica.
In ogni caso quella di oggi sarà una interessante giornata politica.
Una giornata che ci allontana dal dilettantismo politico di cui il sottoscritto ha piene le scatole.
Per dirla con Fabio Rampelli, vicepresidente della camera dei deputati targato FdI: “Basta con i movimenti politici biodegradabili, bisogna votare chi ha dalla sua storia, pensiero e struttura”.
Non avrei mai pensato di sentirmi in piena sintonia con un esponente della destra italiana. Ma mala tempora currunt e allora basta con le eminenze grigie che operano nel buio e si travestono di nuovo. E prendono i movimenti civici come fossero taxi.
Staremo a vedere questo pezzetto di storia di politica viterbese che, una volta tanto, può avere un significato nazionale. A Viterbo capita raramente.
Carlo Galeotti
