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La loica di Satana, la dottrina del saggio Pericle e la contraddizion che nol consente

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Londra - British Museum - Pericle

Londra – British Museum – Pericle


Francesco venne poi com’io fu’ morto,
per me; ma un d’i neri cherubini
li disse: “Non portar: non mi far torto. 

Venir se ne dee giù tra ’ miei meschini
perché diede ’l consiglio frodolente,
dal quale in qua stato li sono a’ crini; 

ch’assolver non si può chi non si pente,
né pentere e volere insieme puossi
per la contradizion che nol consente”. 

Oh me dolente! come mi riscossi
quando mi prese dicendomi: “Forse
tu non pensavi ch’io loico fossi!”.


Viterbo –  E sì, Satana è un “loico”. E questo passo del XXVII che riguarda proprio chi scrive, Guido da Montefeltro, non solo è uno dei passi più alti della Commedia, ma è anche un grande insegnamento per tutti, e, se minimamente sapessero di ragionamenti logici, anche per i politici. Per dire una contraddizione politica: non si può rimanere civici se si inserisce in una coalizione un partito. La coalizione ovviamente diventa una delle coalizioni politiche. Il che non è necessariamente negativo. Ma per logica andrebbe detto che c’è una contraddizione con la filosofia del civismo.
Proprio per la contradizion che nol consente.

Ma insomma di grandi strateghi ce ne sono pochi in giro, e io, Guido, sono stato forse il più grande in terra italica. Io ero la golpe, come dirà il lucidissimo e chiarissimo Machiavelli, molti anni dopo la mia morte. Durante lo sfolgorante Rinascimento.

E allora credo sia utile continuare con tenacia a fare ragionamenti politici. E continuare a spiegare. Anche se c’è chi mi vorrebbe silenziare con insulti e magari con le aggressioni verbali. Ovviamente le critiche ben vengano. Per il resto aggressioni verbali o fisiche, come qualcuno ha teorizzato, partono le querele. Tolleranza zero. Noi ci atteniamo allo stato di diritto e al funzionamento delle democrazie anglosassoni. E continuiamo a querelare quando è il caso. L’ultima è stata presentata pochi giorni fa.

Come diceva un padre della democrazia occidentale come Pericle nella famosa orazione funebre: “…e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla”. E allora ci ostiniamo a fare ragionamenti politici che tutti possono giudicare. Non nella certezza di essere infallibili, ci mancherebbe, diceva in una pagina formidabile e in un brillantissimo libro un grande maestro e filosofo come Dario Antiseri: “Siamo liberi perché fallibili”.

“Siamo condannati a essere liberi – spiegava, la citazione è a braccio – perché ontologicamente ignoranti”. E io aggiungerei fortunatamente.

Insomma, lo sappiamo, nessuno ha la verità in tasca. Sempre fortunatamente. E allora si discute, nelle nazioni civili. Ma per discutere bisogna saper argomentare. Bisogna applicarsi col cervello. Più facile insultare. 

Di fronte a tanta ignoranza politica di alcuni politici dediti alla demagogia, forse è proprio bene ripartire da me, Guido, e da Pericle.

Viterbo, in eterno ritardo col mondo, ancora una volta arriva alla stagione dell’uno vale uno e dei politici di professione che vanno abbattuti, quando in tutta Italia e a livello nazionale si è visto chiaramente quali danni fanno certe confuse accozzaglie ideologiche.

Addirittura Frontini ci spiega: “Ci siamo alleati con Sgarbi perché vogliamo sprovincializzare Viterbo…”. Capite Sgarbi ci porterà in serie A. Fa il miracolo.

A parte l’uso delle parole sempre approssimative. Tutto questo dispregio per la provincia e  l’uso del termine “sprovincializzare” fa capire che non si ha nessuna idea che in Italia il meglio della cultura arriva ovviamente sempre dalla provincia. Dalla Rimini di Fellini alla provinciale Cuneo di Peano. Per toccare due campi distanti anni luce. Ci si dimentica di un movimento di vera destra come Strapaese, che tentava fascisticamente di valorizzare il genius loci. Ricordate: Leo Longanesi, Mino Maccari e Curzio Malaparte. Intellettuali sideralmente distanti da chi scrive. Ma averceli… certo come avversari.

Ovviamente Frontini ha tutto il diritto di dire la sua e dire anche la qualunque, ma chi scrive ha lo stesso diritto di criticare. Ecco magari sarebbe bene argomentare e non insultare come fanno certi militanti politici. Quando non si hanno argomenti la tentazione dell’insulto, si capisce, è forte.

Un clima politico molto simile alla prima fase grillina. Purtroppo però siamo fuori tempo massimo. E questo la dice lunga sulla visione del mondo raffazzonata di certe eterogenee e confuse coalizioni politiche.

Il rammarico è che a oggi da quel bacino non arrivino mai ragionamenti politici. Solo lamenti e insulti. Stranissimo per chi vuole far progetti della città.

Ma tanto è, è fatta così certa politica.

Però una domanda voglio tornarla a fare: ma che dicono certi “esponenti di sinistra” di quell’area su quanto ha detto e dice normalmente Sgarbi? Possibile che nessuno dica niente su diritti e dignità delle persone. Veramente incredibile. A questo porta la tifoseria? Abbiamo il massimo rispetto umano per certi silenzi. Certo non crediamo che abbiano una grande onorabilità politica.

E che dicono, infine, tutte le candidate sindache sul fatto che una esponente politica abbia denunciato che un signore l’ha aggredita verbalmente e pesantemente in pieno centro e con testimoni? Anche in questo caso c’è silenzio? Non ci credo. 

Purtroppo però sembra sempre più chiaro che il confronto è tra razionalità e approssimazione. E che vinca il migliore.

Ultimissimo ragionamento: ma se le argomentazioni di chi scrive sono farlocche, perché insultare? Portano solo grano alla vostra macina. Tranquilli.

Alla prossima.

Guido da Montefeltro


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