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“Le parole del ministro Garavaglia sul termalismo risuonano come un j’accuse a chi questa città l’ha amministrata…”

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Viterbo - Francesco Mattioli

Viterbo – Francesco Mattioli

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il turismo sarà stato anche in passato una pratica frivola e persino superflua, ma oggi è un settore produttivo che viaggia a ritmi altissimi grazie allo sviluppo delle comunicazioni, all’impetuosa domanda di cultura, di culture e di conoscenza, al bisogno di cure del corpo e dell’anima in ambienti nuovi e stimolanti, insomma grazie all’interesse crescente per un buon uso del tempo libero.

Il turismo viterbese ad esempio coinvolge storia, arte, cultura, termalismo, enogastronomia, agroalimentare e paesaggio, ed è quindi un potenziale esplosivo di sviluppo per la città.

Il ministro Garavaglia qualche giorno fa sarà pure piombato a Viterbo solo per sostenere il suo beniamino di partito, si sarà affacciato colpevolmente tardi a questo bendiddio di città turistica, ma alcune cose chiare le ha dette.

Intanto, che “il patrimonio culturale va fatto rendere” e che il turismo è una “prateria di sviluppo”:  e meno male, perché fin troppe anime belle sono ancora rimaste legate ad un modello di cultura un po’ elitario e tradizionalista, che non  sarebbe alla portata di tutti e non può essere sottoposto a quantificazioni di tipo ragionieristico. Ma questo lo sapevamo forse dai tempi della Legge Ronchey e dei discorsi sui “giacimenti culturali” di qualche decennio fa, solo che forse ribadirlo oggi non è male.

Inoltre il ministro Garavaglia ha detto che “il patrimonio culturale va fatto conoscere” e che “la promozione è il punto di partenza”.

Nella teoria della comunicazione conoscere significa scambiare significati e allargare le fonti e i riferimenti dell’informazione.

Quindi, nei musei tutti devono capire cosa si trovano davanti e perché, non solo gli archeologi o i critici d’arte. Quindi la cultura va esibita  e soprattutto ri-definita in termini antropologici: il trasporto della Macchina di S. Rosa è cultura tanto quanto un festival del Cinema; un concerto rock, pop o rap è cultura tanto quanto un concerto d’organo di musica barocca; una mostra di soldatini di piombo può essere cultura tanto quanto una mostra su Rembrandt, ecc. Tutto sta a come si presenta – cioè si colloca, si comunica e si promuove –  l’evento.

Ma il ministro Garavaglia ha detto anche altre cose.

Che il termalismo è una risorsa sempre più importante e benedetto sia chi lo possiede e lo  può sfruttare. Se le sa sfruttare.  

E che Il futuro non sarà più come prima: che in pochi mesi è cambiato il mondo è dobbiamo adeguarci. Quindi, anche a Viterbo, in virtù del suo potenziale turistico, è il mondo che va arato, i visitatori che vengono dal mondo che dobbiamo pensare ad affascinare, ad invogliare e ad accogliere, non i fagottari dei paesi vicini che è tanto se ti comprano un pizza al volo nella loro toccata e fuga di poche ore.

La domanda è: a chi si rivolgevano le sentenze del Ministro? All’inerzia degli amministratori nostrani? Agli errori di prospettiva commessi in questi anni, che so, a Castel d’Asso, alle Terme, al Teatro dell’Unione, a Ferento, nel Centro Storico e nelle cosiddette frazioni, nei musei e nelle biblioteche locali, nell’accoglienza turistica della Città, offerta in tutto il suo vile degrado ai visitatori?

E’ vero, il Covid-19 negli ultimi tre anni ha colpito duro, soprattutto nel turismo, cioè in quelle attività che esigono movimento sul territorio e assembramento,  come festival, mostre, fiere, eventi di piazza, cure termali. Ne ha risentito tutto il comparto, ovunque.

Ma prima?

Caro direttore, uno dei mantra dei turisti che – nonostante tutto – provano a venire da noi, tu lo sai bene qual è: “Bella, Viterbo, ricca d’arte e di storia, di cultura, di enogastronomia… ma così trascurata, trasandata, così sporca, così rovinata… sembra di vivere cinquant’anni addietro”. 

Hanno ragione.

E non c’entra niente il Covid-19. Per comprendere cosa intendono, non c’è neppure bisogno di andare a Firenze, dove spazzano le strade del centro ogni due ore o a Verona dove se butti un cartaccia ti appioppano una multa; basta recarsi a Spoleto, qui dietro l’angolo, dove sali in centro, in tutto il centro, usando ascensori e scale mobili, e cammini per le vie medievali addobbate di fiori, non  di materassi abbandonati e di cocci di bottiglia.  

Il ministro sarà pure venuto a sostenere un candidato sindaco, certo è che le sue parole sono diventate paradossalmente un mal sottaciuto j’accuse a chi questa città l’ha amministrata. E non è questione di provincialismo, come qualcuno ha arrogantemente cercato di pontificare; è solo questione di competenza e di idee, doti che si possono trovare sotto ogni campanile, solo a cercarle.

Sarebbe ora di cambiare registro?

Francesco Mattioli


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