Roma – È atteso per questa sera alle 20.30 il dibattito alla Camera sullo “Ius Scholae”. La proposta di legge punta a riconoscere il ruolo dell’istruzione consentendo a quasi un milione di giovani sotto i diciotto anni, nati in Italia da genitori stranieri o arrivati entro i dodici anni, di poter fare richiesta di cittadinanza italiana dopo aver frequentato almeno cinque anni di scuola.
Studenti
Il testo ha come relatore il deputato del Movimento 5 stelle Giuseppe Brescia ed è sostenuto da M5s, Pd, Leu e Italia viva. “Finalmente oggi si va in aula per iniziare a saldare un debito con migliaia di ragazzi che si sentono italiani, ma che non sono riconosciuti come tali dallo stato – ha scritto Brescia su Facebook -. Voglio sottolineare ancora che lo Ius Scholae non toglie nulla a nessuno, ma aggiunge e crea le condizioni per una società più inclusiva e giusta. Valorizza il ruolo della scuola e dei nostri insegnanti e tiene insieme diritti e doveri”.
Ieri lo Ius Scholae ha ricevuto il via libera dalla commissione affari costituzionali della Camera. Ma durante le operazioni di voto si è diviso il centrodestra. Lega e Fratelli d’Italia hanno infatti votato contro la proposta, mentre Forza Italia ha mantenuto un atteggiamento più dialogante e ha sostenuto l’adozione di un testo base. Secondo Salvini la cittadinanza italiana “non è un biglietto a premi” e “si decide a 18 anni”, mentre Fratelli d’Italia ha definito lo Ius Scholae uno “Ius Soli mascherato”.
L’attuale legge sulla cittadinanza italiana risale al 1992 e non prevede che i bambini figli di genitori stranieri possano riceverla prima del compimento della maggiore età. Secondo Save the children, “questo significa – per bambini e bambine che hanno genitori stranieri e che sono nati o sono giunti in Italia da piccoli – dover vivere gli anni decisivi della crescita condividendo con i compagni di scuola tutti gli interessi, le passioni e l’attaccamento alla propria comunità locale senza essere considerati italiani a tutti gli effetti, a causa di una legge ormai superata nei fatti”.
Save the children sottolinea inoltre che, in riferimento all’anno scolastico 2019/2020, hanno frequentato le scuole italiane “più di 877mila alunni con cittadinanza non italiana, quasi 20mila in più rispetto all’anno scolastico precedente, che rappresentano il 10,3 per cento del totale degli iscritti”.
