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Mafia viterbese bis, chiesti 12 anni e mezzo per i fratelli Ismail e David Rebeshi

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Il blitz del 28 novembre 2019 in cui è stato arrestato David Rebeshi (nel riquadro il fratello Ismail)

Mafia viterbese – Il blitz in cui è stato catturato David Rebeshi (nel riquadro il boss Ismail)


Viterbo – Mafia viterbese bis, dodici anni e mezzo di reclusione a testa più una multa di novemila euro. Tanto ha chiesto ieri il pm antimafia Fabrizio Tucci della Dda di Roma per i fratelli Ismail e David Rebeshi, imputati a Viterbo di estorsione con metodo mafioso.

La richiesta è giunta al termine dell’attesa discussione, nel corso della quale  il pm Tucci ha ripercorso i trascorsi del boss di mafia viterbese e del sodalizio criminale italo-albanese sgominato con i 13 arresti del 25 gennaio 2019.

Ismail, oggi 39enne e detenuto in regime 41 bis, è stato condannato a 12 anni e 9 mesi di reclusione in appello con lo sconto di un terzo della pena dell’abbreviato per associazione di stampo mafioso nell’ambito dell’operazione Erostrato. 


Il pm Fabrizio Tucci

Il pm Fabrizio Tucci della Dda di Roma


Il boss, secondo l’accusa, sarebbe stato il mandante dal carcere dei presunti tentativi di recupero crediti, messi a segno dal fratello David assieme a tre complici anch’essi albanesi, ai danni di un commerciante di auto a Monterosi e di un ristoratore a Tuscania, quest’ultimo parte civile al processo in corso davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco con l’avvocato Luigi Mancini. Il legale, ieri, ha chiesto la condanna penale e una provvisionale per i danni subiti dal suo assistito.

I tre  connazionali dei fratelli Rebeshi sono stati già condannati per gli stessi fatti – risalenti al 26, 27 e 28 novembre 2019 – a 8 anni e 4 mesi in secondo grado (con lo sconto di un terzo della pena dell’abbreviato).


Roberto Afeltra

Il difensore Roberto Afeltra


Dalle vittime – i Rebeshi e i tre connazionali complici – avrebbero preteso complessivamente attorno ai 9mila euro.

Con le cattive, secondo il pm Fabrizio Tucci della Dda di Roma, che ha coordinato le indagini dei carabinieri: 4mila euro dal ristoratore per una macchina “tarocca” venduta all’autosalone del boss di mafia viterbese da un suo amico commercialista e 5mila euro dal commerciante di auto per lo smaltimento di alcuni mezzi rimasti nel piazzale dell’autosalone di Rebeshi dopo il suo arresto, il 26 novembre 2018, per traffico di droga in Sardegna nell’ambito dell’operazione Ichnos.

Al termine dell’udienza di ieri, il processo è stato rinviato al prossimo 25 ottobre, per la discussione del, difensore Roberto Afeltra e la sentenza. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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