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“Mirko Tomkow non voleva suicidarsi e non ha disturbi psichiatrici”

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Vetralla – (sil.co.) – Maxischermo in aula per l’udienza odierna del processo per omicidio premeditato a Mirko Tomkow, il 45enne d’origine polacca che lo scorso 16 novembre ha ucciso il figlioletto Matias di 10 anni tappandogli la bocca e il naso con del nastro isolante da pacchi e poi sferrandogli tre coltellate.


Omicidio del piccolo Matias - Il padre Mirko Tomkow

Omicidio del piccolo Matias – Il padre Mirko Tomkow


Il piccolo, secondo l’autopsia, è morto per asfissia, ma anche i fendenti sarebbero stati mortali.

La mamma Mariola, e la sorella della 38enne, non potranno essere sentite dalla corte d’assise. Il difensore di parte civile Michele Ranucci, ha depositato i certificati del dipartimento di salute mentale della Asl di Viterbo che ne attestano l’impossibilità a testimoniare.

“Nessun problema di natura psichiatrica” nell’imputato. Non ha dubbi il dottor Angelo Bruschi, direttore del reparto psichiatrico di Belcolle, che ha visitato Tomkow il 26 ottobre dopo il tentativo di suicidio, che tale non era per il medico, e la sera del delitto. È stato lui, oggi, il primo testimone del pubblico ninistero Paola Conti.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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