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Non peculato ma furto di gas, prescrizione per l’ex comandante dei carabinieri

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Il maresciallo Angelo Benfante

Il maresciallo Angelo Benfante

Il pm Massimiliano Siddi

Il pm Massimiliano Siddi

Angelo Di Silvio

Angelo Di Silvio

Grotte di Castro – (sil.co.) – Maresciallo accusato di scaldarsi a spese della caserma tramite un bypass, mossa a sorpresa del pubblico ministero Massimiliano Siddi che all’ultima udienza del processo ha chiesto la riqualificazione del reato da peculato a furto di energia, per il quale è stato dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione.

Si è chiuso così, il 7 giugno, davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco il procedimento in cui era imputato di peculato l’ex comandante della stazione dei carabinieri di Grotte di Castro, Angelo Benfante, oggi 55enne, difeso dall’avvocato Angelo Di Silvio.


“Non peculato, ma furto di energia elettrica”

“Non peculato, ma furto di energia, nella fattispecie di gas, anche se avvenuto nell’alloggio di servizio all’interno della caserma, perché, come abbiamo visto durante il processo, l’utenza è comunque equiparabile a un’utenza privata, il cui intestatario è il beneficiario dell’alloggio stesso”, ha spiegato il pm, motivando la sua richiesta di riqualificazione del reato, in seguito alla quale è scattata la prescrizione. 


Guai cominciati con l’arresto per droga del 2011

Con il processo si sono chiusi i guai giudiziari dell’ex maresciallo, iniziati il 17 agosto 2011 quando fu arrestato assieme al fratello e poi condannato a due anni e mezzo per droga, in seguito al sequestro, nel sottotetto della caserma dove viveva da dieci anni, di 17 piante di marijuana.


Bypass scoperto nel 2013

L’accusa di peculato è successiva all’uscita di Benfante dall’alloggio di servizio della caserma di via Bardiniana, dove è rimasto fino al 3 dicembre 2011. A febbraio del 2013 fu scoperto che qualcuno aveva realizzato un bypass per trasferire la fornitura di metano dalla caserma all’alloggio privato nel frattempo assegnato al suo successore, dopo il dissequestro da parte dell’autorità giudiziaria del sottotetto.


“Dal 2008 niente gas, ma una stufa a legna”

Nel corso del processo, lo stesso Benfante ha spiegato, confortato da alcuni testimoni tra cui la moglie, che dal 2008 non usavano più il gas per riscaldarsi, bensì una potente stufa a legna, buona per 120 metri quadri, collegata tramite un tubo alle stanze della casa e dotata anche di forno e piano cottura. “In cucina utilizzavamo la bombola e per lavarci lo scaldabagno”, hanno detto l’imputato e la moglie, mentre martedì l’ultimo testimone della difesa ha confermato gli acquisti di legna per la stufa da parte dell’allora comandante. 


“Una copertura per non far azzannare i fili dal cane”

Secondo il difensore Angelo Di Silvio, le bollette a zero si giustificano col fatto che, nonostante l’utenza fosse rimasta attiva, non c’erano più consumi. Relativamente alle poche bollette con consumi, invece, si sarebbe trattato solo delle periodiche stime presunte. Tutto sarebbe partito proprio dagli scarsi consumi registrati dall’Enel presso l’abitazione di servizio nel biennio 2010-2011. Relativamente alla famosa “scatola” in cortile, sotto la quale è stato rinvenuto il bypass, si sarebbe trattato di una copertura: “Per evitare che il nostro cane di razza Rottweiler facesse danni mordendo i tubi di rame dell’impianto”. 


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