Viterbo – “Vogliamo ricostruire la destra a Viterbo. Italexit a Viterbo vuole ricostruire la destra, non il centrodestra. La destra, cosa che non c’è più”. Paolo Bianchini è il presidente di Mio Italia, l’associazione di categoria nata appena due anni fa e che ha già firmato un contratto nazionale, e uno dei leader di Italexit che a Viterbo, con il candidato Marco Cardona, dal nulla ha portato a casa oltre il 2,4%.
“Vogliamo ricostruire la destra vera – ha proseguito Bianchini -. La destra che parla di temi sociali e di immigrazione a Viterbo non c’è più. Ed è in questo spazio che ci dobbiamo collocare. Perché lì è la nostra natura”. “A Viterbo – ha poi aggiunto – avevamo la necessità di uscire dagli schemi e far capire ai viterbesi che oggi c’è un progetto di alternativa. Noi da oggi abbiamo iniziato a seminare. Per raccogliere i frutti alle prossime regionali e alle politiche del prossimo anno”.
Bianchini è critico anche nei confronti di FdI, il suo ex partito. “I primi a non credere nella candidatura di Laura Allegrini è stato proprio il partito Fratelli d’Italia”
Al ballottaggio Frontini-Troncarelli, infine, “non voteremo nessuno – spiega Bianchini -. Il Pd è il partito che ha messo il green pass e tutti gli altri divieti, tutelando solo i ‘garantiti’. Per quanto riguarda Frontini, va detto che lei è brava ma alle sue spalle c’è il nulla oppure un’accozzaglia di mille situazioni. Quindi, come Italexit siamo completamente disinteressati”.
Pierluigi Paragone, Marco Cardona e Paolo Bianchini
Paolo Bianchini, come sono andate le elezioni per Italexit?
“Abbiamo presentato una lista in 10 giorni e Marco Cardona ha avuto soltanto un mese per farsi conoscere e fare il miracolo che ha fatto. E siamo ancora in fase di costituzione e costruzione del partito. Quella di Viterbo è la seconda percentuale di dati a livello nazionale su un candidato sindaco di partito. Da Viterbo può partire un progetto politico. Marco è stata una persona molto apprezzata e votata, prendendo oltre 200 in più rispetto alla lista”.
Perché proporre un nuovo candidato anziché confluire all’interno di altre forze politiche più grandi e giocarsi lì la partita?
“Perché Italexit nasce in rottura con un sistema che vede tre governi che si sono susseguiti proponendo delle risposte alla pandemia con effetti devastanti in termini sanitari, economici, sociali e sui diritti delle persone. Una situazione che è sotto gli occhi di tutti”.
Anche a Viterbo?
“Certo. Anche a Viterbo avevamo la necessità di uscire dagli schemi e far capire ai viterbesi che oggi c’è un progetto di alternativa. Noi da oggi abbiamo iniziato a seminare. Per raccogliere i frutti alle prossime regionali e alle politiche del prossimo anno”.
A Viterbo non c’era nessun partito di rottura? Nemmeno Fratelli d’Italia, il partito da cui proviene?
“FdI a Viterbo può aver anche ottenuto un risultato importante, ma io sono fortemente critico nei confronti della sua azione a livello nazionale. E a livello locale noi non ci possiamo alleare con chi critichiamo sul piano della politica nazionale. FdI non ha fatto un’opposizione incisiva nei confronti di alcune scelte fatte dal governo Draghi. Se il Pd fosse stato all’opposizione sulla questione del Covid, tutti i giorni avremmo avuto sindacati in piazza e manifestazioni di protesta”.
Paolo Bianchini
A Viterbo, cos’è che rimprovera a Fratelli d’Italia?
“A Viterbo FdI ha fatto una campagna elettorale dignitosa. Laura Allegrini si è difesa benissimo prendendo più voti della lista di Fratelli d’Italia. Questo a dimostrazione che Laura era un buon candidato. Il problema è che non c’hanno creduto loro”.
Loro chi? Fratelli d’Italia?
“Sì. Il primo che non ha creduto in Laura Allegrini è stato proprio il partito FdI”.
Il problema tra Italexit e Fdi è Fratelli d’Italia che non avrebbe creduto al suo candidato?
“No. Il problema era allearsi con chi, come Fratelli d’Italia non c’ha mai ascoltato. A Fratelli d’Italia rimprovero di non averci mai ascoltato. Hanno pensato che la nostra associazione, Mio Italia, fosse un fenomeno mediatico dovuto alla mia popolarità televisiva, senza rendersi conto che a gennaio ho firmato un contratto collettivo nazionale. FdI non si è reso conto di tante cose”.
In questi due anni di pandemia, nelle vesti di presidente di Mio Italia ha mai incontrato Giorgia Meloni?
“No. Non ho mai avuto il piacere di incontrare Giorgia Meloni. Ho parlato con tutti, anche con i responsabili del Pd, ma non ho mai parlato con la mia amica Giorgia Meloni”.
Italexit si colloca nel nel centrodestra?
“Italexit si colloca a destra del centrodestra. Noi vogliamo parlare di temi che la destra ha totalmente abbandonato. Dall’immigrazione alla decontribuzione delle aziende italiane che assumono ragazzi italiani fino al cuneo fiscale”.
A Viterbo anche Italexit parteciperà alla ricostruzione del centrodestra così come annunciato dalle sue principali forze politiche?
“Italexit è alternativa al centrodestra e si colloca a destra. Italexit a Viterbo vuole ricostruire la destra, non il centrodestra. La destra, cosa che non c’è più. La destra vera che parla di temi sociali e di immigrazione a Viterbo non c’è più. Ed è in questo spazio che ci dobbiamo collocare. Perché lì è la nostra natura. E personalmente preferisco essere un piccolo partito che difende l’identità e la cultura nazionale attraverso la tutela delle eccellenze nazionali piuttosto che essere un’associazione di categoria che difende le multinazionali. Perché di questo si tratta”.
Al secondo turno chi voterete, Frontini o Troncarelli?
“Non voteremo nessuno. Il Pd è il partito che ha messo il green pass e tutti gli altri divieti, tutelando solo i ‘garantiti’. Per quanto riguarda Frontini, va detto che lei è brava ma alle sue spalle c’è il nulla oppure un’accozzaglia di mille situazioni. Quindi, come Italexit siamo completamente disinteressati”.
Da cittadino invece chi sceglierebbe come sindaca tra Frontini e Troncarelli?
“Le rispondo che il giorno del ballottaggio sarò in viaggio con mio padre. Ci prendiamo un fine settimana insieme, perché entrambi abbiamo bisogno di stare l’uno con l’altro. Vinca il migliore e se la vedano loro. Frontini e Troncarelli. Io ne resto fuori”.
Daniele Camilli
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