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Viterbo – (sil.co.) – Perseguita la madre della fidanzatina minorenne perché contrasta la loro relazione, 23enne viterbese condannato a sei mesi per stalking con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato.
La donna, ieri, sarebbe stata pronta a rimettere la querela, perdonando il giovane che però, domenica, venuta meno la misura che lo teneva lontano dalla figlia, si sarebbe presentato sotto casa della ragazza, nel frattempo diventata maggiorenne, portandola via con sé per un giorno e una notte proprio alla vigilia della fine del processo.
Lei aveva 17 anni e mezzo all’epoca dei fatti, nel 2021, quando l’imputato, 22enne, avrebbe tormentato la madre, colpevole, secondo lui, di contrastare il loro amore.
Il processo, celebrato a porte chiuse, si è chiuso davanti al gip Rita Cialoni, Titolare del fascicolo il pubblico ministero Eliana Dolce, mentre la “non aspirante suocera” si è costituita parte civile con l’avvocato Remigio Sicilia.
Per l’appunto la parte offesa sarebbe stata pronta a rimettere la querela, ma in virtù del “rapimento” avvenuto nel fine settimana ha ritenuto più prudente che la giustizia facesse il suo corso.
La difesa, chiedendo il rito alternativo dell’abbreviato, ha chiesto che fosse condizionato a una perizia psichiatrica sull’imputato per cui, prima della discussione, è stato sentito il consulente del tribunale, secondo il quale il 23enne sarebbe sì un soggetto borderline, ma capace di intendere e di volere.
Il gip, sentito il perito e e le parti, ha condannato il giovane a sei mesi di reclusione i primo grado.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


