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“A noi i sessantottini c’hanno rovinato…”

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Viterbo – “A noi i sessantottini c’hanno rovinato. Rovinato!”. Giorgia Meloni lo dice a un certo punto. Davanti a lei la piazza è piena e l’ascolta, in silenzio, scandendo con gli applausi i punti più salienti e significativi del comizio. Come se quella piazza li sapesse a memoria. Giorgia Meloni trova il nemico che non c’è più, il “sessantottino”, reo “dell’idea che il merito è nemico dell’uguaglianza. Bisogna essere tutti uguali, nessuno può crescere più dell’altro”.


Viterbo - Mauro Rotelli, Laura Allegrini e Giorgia Meloni

Viterbo – Mauro Rotelli, Laura Allegrini e Giorgia Meloni


In quel pezzo di discorso sta una delle radici del rapporto, profondo, tra Giorgia Meloni e forse l’ultimo partito di militanza di massa rimasto non solo ancora in vita, ma addirittura in lizza per il prossimo governo, quello successivo alle politiche del 2023. Assieme ad esse anche le regionali. Con un partito sbeffeggiato all’inizio, come un’intervista di Meloni mandata in onda sugli schermi prima del comizio ricordava, e adesso tra le prime forze politiche del paese, così come dicono i sondaggi. Anche a Viterbo. Una forza politica che si presenterà alle prossime elezioni nazionali come di fatto l’unica sempre all’opposizione. 



Il colpo d’occhio a piazza del comune è forte, con le bandiere che dilagano il pieno, dandogli anche verticalità. Le attività commerciali attorno sospendono un po’ tutto, con i clienti, fuori dalla zona transennata e costantemente vigilata, fermi ad ascoltare una leader attesa con il capo rivolto ai portici sotto al comune. Il punto da cui sarebbe entrata per poi infilarsi nel cortile di palazzo dei Priori e tenere una piccola conferenza stampa con i giornalisti.


Viterbo - Il comizio di Giorgia Meloni

Viterbo – Il comizio di Giorgia Meloni


“Bisogna essere tutti uguali, quindi nessuno può crescere più di un altro – ha aggiunto Meloni -. Allora livelliamo. Un livellamento verso il basso. Però bisogna uscire da questa logica e fare una piccola-grande rivoluzione culturale, spiegando che l’uguaglianza è il presupposto del merito”.


Viterbo - Giorgia Meloni

Viterbo – Giorgia Meloni


L’uguaglianza fondata sul pilastro dell’identità. L’identità che si fonda sulla memoria. La memoria mantenuta viva anche in vista del riscatto. La destra romana, diversa da quella di Mauro Rotelli e Laura Allegrini. La destra romana che non ha mai perdonato i sessantottini. I sessantottini che portarono dalla loro quegli studenti che per decenni erano stati invece da tutt’altra parte. La destra che non ha mai dimenticato l’odio di quegli anni cui Meloni non appartiene per nascita ma al cui ricordo sarà stata sicuramente e politicamente formata. Al punto da caratterizzarne il linguaggio. Uno dei pochi, tra i linguaggi politici più in voga, che usa ancora i termini sinistra, qualche volta comunista, per dialogare con la piazza. Anche attraverso i mass media. Un modo per mobilitarla. L’identità di bandiere e simboli. La memoria accesa dal ricordo, mosso da un concetto che apre le porte al fatto che ci sia sempre e comunque un nemico da battere. Il nemico che ci ha rovinato. Poi il discorso può anche iniziare e i contenuti prendere piede. Immigrazione, riarmo, gay, adozioni, reddito di solidarietà e salario minimo. La visione c’è. “La politica è un fatto di visione”, ha detto Meloni. 


Giorgia Meloni con Laura Allegrini

Giorgia Meloni con Laura Allegrini


La piazza è mobilitata, ascolta e scandisce, anche alle battute. In mezzo c’è la storia della destra viterbese. Sostanzialmente tutta. Al punto che Laura Allegrini ha ricordato, tra gli applausi, Nando Signorelli e Pippi D’Angelo, recentemente scomparsi.

Qualcuno del pubblico dà qualche suggerimento. Rimandato subito al mittente da Meloni. Il discorso è un flusso, interromperlo potrebbe anche voler dire bloccarlo. Così come rimandare al mittente steccare e ammutolire con garbo chi c’ha provato. Chi sta sul palco incarna la piazza e la dirige. Meloni sia sposta a destra e sinistra, nella parte centrale del palco. Scherza e la prende a ridere. A un certo punto ci prende pure gusto e va avanti oltre il previsto, tant’è che da dietro il palco in qualche modo la richiamano. Alla fine i selfie e qualcuno che si fa firmare il libro “Io sono Giorgia”. Con Giorgia Meloni che alla fine, per non essere tirata giù dal palco, prende i cellulari delle persone che le si avvicinano e provvede lei stessa allo scatto.


Viterbo - Giorgia Meloni

Viterbo – Giorgia Meloni


“L’uguaglianza – ha concluso il passaggio sui sessantottini Giorgia Meloni – la devi garantire nel punto di partenza. Tutti devono avere le stesse opportunità. Nessuno può avere il destino segnato dalla famiglia nella quale nasce, dalla città, dal genere. Dopodiché, una volta che tutti hanno le stesse opportunità, dove arrivi dipende da te, dalla tua disponibilità al sacrificio, dalle tue capacità. Dipende dal tuo valore. Perché diciamoci la verità, uno non vale uno. Queste stupidaggini che hanno portato solo a governare la nazione gente che non sapeva né leggere né scrivere. Questa gente c’ha rovinato”.

Daniele Camilli 


Multimedia: Fotogallery: Giorgia Meloni a piazza del comune – Video: Il comizio

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