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Viterbo – Non c’è stata partita e non c’è stato neanche partito. Le carte dell’Istat dicono che le donne nel comune di Viterbo non sono nemmeno il 3% più degli uomini. In queste elezioni, però, quattro signore ottengono più dell’86% dei voti. Agli appartenenti al sesso che da sempre fa e disfà nei palazzi, nelle strade, nei loggiati e nei circoli che contano, lasciano un misero gettone di consolazione inferiore al 15%.
Una – anzi e forse – “la” rivoluzione, perché non c’è stato partito che tenesse o atavica chiusura e timore del nuovo a far girare il gioco come al solito.
Si è parlato di cultura, ma che c’è di più forte cambiamento culturale, di maturazione cioè del pensiero nell’oggi e di coraggio da declinare al futuro, di come i viterbesi hanno deciso domenica e lunedi? Di come ci hanno messo la faccia nel distaccarsi violentemente dagli usuali paradigmi veicolati da una classe non solo fortemente al maschile ma, soprattutto, imbullonata, e fino a ieri inscalfibile, nella tradizione degli indirizzi di voto filtrati e irrorati da poche decine di addetti ai lavori, cooptati e cooptanti.
Rivoluzione culturale di massa, se si considera il dibattito che su Tusciaweb in particolare è divampato, ardendo senza interruzioni. Ma anche politica, visti gli stili delle due ritenute più meritevoli di fascia tricolore: la prima, la signora Chiara Frontini non ha e non risponde ad alcun partito; per la seconda, la signora Alessandra Troncarelli, proposta dal Pd e sostenuta dal Movimento 5 stelle, più del 70% dei candidati consiglieri che la indicano come sindaco, si presentano come civici, cioè senza far valere, o comunque mostrare, una qualche appartenenza politica. E se non è attesa di nuovo questo.
I fatti e i numeri di domenica e lunedì dimostrano, infatti, che c’è stato anzitutto giudizio sul passato (e sul presente), espresso peraltro nella maniera ruvida caratteristica delle genti d’Etruria. Una volta tanto, cioè, senza non detti o non comprensibili, senza infingimenti o doppie e triple letture. Segno di coraggio nel saltare a piè pari – poco prevedibile prima- il burrone con al fondo anni di tollerato “sistema di relazioni tra rappresentanza politica e interessi di ogni genere che attraversa tutti”.
Tutto bene allora? No, perché, se da un lato la pista del futuro appare ora più libera, gli itinerari e i traguardi, soprattutto quelli di tappa e di passaggio all’ultimo giro giro, non sono ancora chiari. Anzi, al di là di affermazioni e aspirazioni tanto scontate quanto superflue, poco si è sentito e visto. Quali, infatti, i risultati attesi di qui ad un anno, a due, a cinque? Quali i progetti concreti ed i passi da fare, il word in progress cioè tempi, modi, risorse e interventi correttivi in caso di non rispondenza puntuale alla mappa da seguire?
I prossimi giorni ante ballottaggio dovrebbero servire per chiarire e consentire un voto ancor più consapevole.
Enzo Ferrari, che di vittorie se ne intendeva, quando gli chiesero se, per lui, lo scopo più importante fosse vincere, rispose “No, è restare a galla. Ci si può svegliare un mattino, come è capitato a me, campione del mondo, e i guai cominciano proprio allora. Provai sgomento: come faccio adesso?.
Chi vincerà non pensi di “riparlarne dopo Santa Rosa”. E chi non ha vinto, tenga a mente un altro insegnamento dell’inventore del Cavallino Rampante: “le sconfitte si affrontano con la ponderazione che meritano gli insegnamenti, perché lo sono”.
Renzo Trappolini
