Viterbo – Quel che resta del centrodestra, poco o niente. Dal sindaco Arena alla prossima sindaca, Troncarelli o Frontini che sia, la fu coalizione ne uscirà decimata.
Uscirono in trenta dalla maggioranza, fra primo cittadino, assessori e consiglieri, ne torneranno solo in sei nei banchi dell’opposizione. Otto al massimo in caso di vittoria di Alessandra Troncarelli.
Numeri impietosi che certificano una disfatta senza precedenti. A prescindere dal singolo risultato di ciascuna lista.
In Forza Italia, non ce la fa Giulio Marini, nonostante il suo discreto numero di preferenze. Del gruppo di cui era a capo, Isabella Lotti sarà eletta solo in caso di vittoria di Troncarelli, avendo cambiato schieramento, così come Giovanni Arena, mentre è certo d’entrare in ogni caso, Elpidio Micci, pure lui dentro Viterbo Cresce.
Viterbo – Consiglio comunale – La “prima” maggioranza – Il gruppo di Forza Italia
Eletta e pure la più votata, invece, Antonella Sberna. L’ex assessora, però, non ha corso in azzurro, ma con Fratelli d’Italia e così pure Matteo Achilli. Pure lui eletto.
Non ci ha nemmeno provato, invece, un veterano della politica viterbese, Paolo Muroni. Avendo intuito l’aria che tirava, probabilmente avrà preferito farsi da parte, lui che anche da assessore o consigliere non ha mai amato mettersi troppo sotto i riflettori. In FI va ricordato anche Fabrizio Purchiaroni. In qualche modo precursore del malcontento che poi sarebbe esploso, ha lasciato la maggioranza per passare prima al gruppo misto e poi a quello di Giacomo Barelli e poi decidere di non ricandidarsi.
Pure la fotografia del gruppo Fratelli d’Italia, se guardata oggi è già parecchio sbiadita. Lungo l’elenco di ex che non rivedremo, almeno in questa consigliatura, fra i banchi di palazzo dei Priori. Nonostante il partito di Giorgia Meloni sia il primo a Viterbo in numero di voti.
L’allora gruppo della Lega
Ma la legge dell’opposizione non fa sconti e oltre ai due posti già assegnati alle nuove entrate Sberna e Achilli, il terzo e ultimo è per la candidata sindaca Laura Allegrini.
Niente da fare, nonostante un discreto gruzzoletto di preferenze, per l’uscente Gianluca Grancini. Che è in buona compagnia. Rimangono fuori Antonio Scardozzi, Donatella Salvatori, Ombretta Perlorca e Marco De Carolis.
A loro si aggiungono il capogruppo Luigi Maria Buzzi che ha deciso di non candidarsi, come Martina Minchella.
Nella Lega si salvano solo l’ex assessore Claudio Ubertini in quanto candidato sindaco e il capogruppo uscente Andrea Micci.
La sconfitta e il modesto risultato ottenuto non consentono a Stefano Evangelista, Elisa Cepparotti, Carlo Marcoaldi, così come a una vecchia conoscenza del consiglio, Vittorio Galati, d’entrare. Lo stesso vale pure per Paola Bugiotti, anche se si è ripresentata con lo schieramento di Troncarelli, in Viterbo Cresce.
Viterbo – Consiglio comunale – Paola Bugiotti e Matteo Achilli
Ludovica Salcini segue la stessa sorte. Contraria alla scelta di far cadere prima del tempo l’amministrazione Arena, si è comunque candidata nella lista della Lega, ha sfiorato le duecento preferenze, ma a risultato acquisito ha fatto sapere d’avere lasciato il partito. Troppo forte la delusione per una fine annunciata.
Nel Carroccio viterbese sono mancati all’appello ancora prima del 12 giugno e non senza un minimo di polemica, Stefano Caporossi e Valter Rinaldo Merli. Hanno scelto di non fare il bis.
Viterbo – Consiglio Comunale – Gianmaria Santucci, Fabrizio Purchiaroni e Paolo Muroni
Come per Forza Italia, scompare dal consiglio comunale anche il gruppo di Fondazione. Gianmaria Santucci, capogruppo e in qualche modo immagine del movimento, aveva optato per rimanere fuori dalla competizione. Così come Sergio Insogna.
Tutti e due hanno in qualche modo partecipato al voto. Il primo in modo diretto, l’altro più dietro le quinte.
Chi si è messo in gioco e in lista, gli ex assessori Alessia Mancini e Paolo Barbieri, risultati a parte, si sono dovuti arrendere allo scarso risultato della coalizione, che riporterà in consiglio solo i due leghisti.
Ma almeno Santucci e i suoi potranno contribuire in qualche modo al futuro del nuovo centrodestra a Viterbo. Nel nome c’è già la risposta. Servirà una (ri)Fondazione.
E forse, da rifondare a Viterbo non c’è solo il centrodestra.
Incredibilmente, a nove giorni dal voto siamo a commentare ancora dati parziali, perché non si conoscono i voti definitivi a candidati sindaci, liste e preferenze ai consiglieri e domenica c’è il ballottaggio. Tutto nel silenzio più assoluto, come se fosse la cosa più normale al mondo. Il centrodestra, a pensarci bene, se paragonato alla macchina elettorale viterbese, ha fatto senz’altro un’ottima figura.
Giuseppe Ferlicca



