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Viterbo – (sil.co.) – Slitta alla vigilia di Natale la sentenza del processo per maltrattamenti aggravati in famiglia a un alto ufficiale dell’esercito accusato dalla ex moglie di ogni tipo di angheria.
L’avrebbe aggredita davanti al figlioletto, le avrebbe negato i sodi per la spesa, le avrebbe impedito di vaccinare il bambino contro la meningite e l’avrebbe anche picchiata.
La discussione era prevista mercoledì, ma per un problema di compatibilità di uno dei tre magistrati del collegio è stata rinviata al prossimo 14 dicembre.
“Le ho dato una testata al culmine di una scenata”
L’imputato, difeso dall’avvocato Marco Valerio Mazzatosta, sentito davanti ai giudici all’udienza dello scorso 18 maggio, ha confessato una sola aggressione. “Le ho sferrato una sola testata, il 7 maggio 2019, al culmine dell’ennesima tragedia greca da parte di mia moglie”, ha ammesso, negando altri episodi di violenza.
Dopo di che ha detto: “Era lei che picchiava me. Mi ha messo le mani addosso almeno due-tre volte. Anche quel giorno mi si era fatta sotto il viso alzando i pugni”.
Per la testata ricevuta nella primavera di tre anni fa, la parte offesa è stata medicata dai sanitari del pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle e giudicata guaribile in 20 giorni.
“Preoccupato per la crescente aggressività della moglie”
Per la difesa sono state sentite la madre, la sorella e la nipote del militare, nonché l’assistente sociale che ha raccolto ai servizi sociali lo sfogo dell’uomo: “Era preoccupato per la crescente aggressività della compagna”.
Il diario di lei, le registrazioni di lui
Le vessazioni, a detta della donna, sentita in aula il 23 settembre 2020, sarebbero cominciate subito e già un anno dopo le nozze, nel 2014, lei avrebbe iniziato a scrivere un diario, consegnato agli investigatori, annotando uno a uno tutti gli episodi di umiliazione, violenza, aggressione fisica e verbale messi in atto dal marito.
Lui invece registrava e la difesa ha prodotto a sua volta le registrazioni di dieci conversazioni, nove ambientali e una telefonica, in cui si sentirebbe anche il figlioletto dire: “Mamma perché tratti male papà?”.
“Mi metteva la benzina in macchina a litri”
A detta della ex moglie, l’imputato sarebbe stato straordinariamente avaro. “Quando gli chiedevo soldi mi dava della mantenuta, parassita e puttana”, ha riferito la donna alla prima udienza del processo.
“Per controllarmi, mi metteva la benzina in macchina a litri. Se mi dava del denaro, dovevo portargli il resto e gli scontrini per vedere come li avevo spesi. Se mi servivano le scarpe, dovevo fotografarle al negozio, poi andava lui a comprarle e se non gli piacevano me ne prendeva altre”, ha spiegato.
” Solo di fronte agli altri si mostrava affettuoso e premuroso, per mantenere la facciata, perché ci teneva tantissimo all’apparenza. Dentro casa, invece, era un’altra persona”, ha concluso la parte offesa, che non si è costituita parte civile al processo.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

