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Stupro al pub di Casapound, no all’archiviazione delle minacce online contro i difensori degli imputati

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Roberto Alabiso

Roberto Alabiso

Viterbo – (sil.co ) – Stupro di gruppo al pub di CasaPound, “odiatori” da tastiera scatenati sulle pagine Facebook di Tusciaweb e TgCom24, dove hanno duramente attaccati tre penalisti del foro di Viterbo.

In sostanza, hanno augurato la stessa sorte e peggio alle mogli e alle figlie dei difensori, ma nonostante la denuncia per diffamazione aggravata della camera penale di Viterbo, la procura ha chiesto l’archiviazione.

Una vergogna, secondo il presidente della camera penale Roberto Alabiso, la cui opposizione sarà discussa il prossimo 8 giugno, mercoledì, davanti alla gip Savina Poli.

Era il 2019. “Spero che stuprino le mogli degli avvocati”, “Dovete finire in carcere insieme a loro finché non morite”, “Vorrei vedere se si tratta della figlia del giudice e dell’avvocato”, “Fate solo schifo e questo ti porta a fare giustizia da soli”, “Quando è evidente che gli avvocati fanno largo abuso di droghe”, “In galera anche voi”, “Questi avvocati vanno condannati sono tutti venduti”, “Avvocati di merda papponi”, “Dico a giudici e avvocati vi auguro di cuore che possa capitare ai vostri cari di fare la fine delle migliaia di ragazze violentate..e perché no uccise…ve lo auguro proprio”.

Sono solo alcuni delle decine di messaggi online degli “haters”, contro gli avvocati Domenico Gorziglia, Marco Valerio Mazzatosta e Giovanni Labate, che hanno assistito i due imputati poi condannati per stupro di gruppo.

A maggio 2020, un anno dopo lo stupro, la procura ha chiesto l’archiviazione della denuncia, scrivendo: “Si ritiene che il contenuto dei commenti costituisca manifestazione del tutto legittima dell’esercizio di critica, espressa, seppur con linguaggio e con toni aspri e polemici, a tratti utilizzando termini con accezioni indubitabilmente offensive, senza trasmodare nella immotivata aggressione ad hominem, potendo, le medesime critiche, dirsi ampiamente ricomprese entro i limiti di operatività della scriminante del diritto di critica”.

Motivazioni cui presidente della camera penale Alabiso replica: “La sensazione sgradevole che si prova leggendo le motivazioni della richiesta di archiviazione è che la pm procedente si sia ‘adagiata’ sul malcostume imperante tra giovani e meno giovani”.

Nella querela si legge: “A tutela della immagine personale e professionale non solo dei colleghi interessati al procedimento penale sopra accennato, ma anche e soprattutto per dare forza e dignità alla professione forense che nonostante il dettato
costituzionale continua ad essere percepita come una sorta di ‘complicità” con gli assistiti”.

Ricorda Alabiso, citando la cassazione: “Il profilo social dell’utente è luogo virtuale e la pubblicazione di commenti offensivi sulla bacheca Facebook costituisce una forma diffamatoria di comunicazione con più persone”.


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