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Capranica – Tentato femminicidio di Capranica, sono stati nominati ieri i tre periti super partes che dovranno stabilire per il collegio se l’imputato sia in grado di intendere e di volere e se la vittima abbia rischiato la vita per le lesioni riportate e se queste ultime fossero in grado in astratto di cagionare la morte.
Sono uno psichiatra (Roberto Biagiotti), un medico legale (Giorgia Ciancolini) e un ausiliario (Amedeo Bianchi), che vanno ad aggiungersi ai tre consulenti delle parti già sentiti in aula (Antonio Maria Lanzetti, Walter Patumi e Pieritalo Maria Pompili).
E’ ripreso così il processo all’ex poliziotto 59enne Alberto Aniello, arrestato dai carabinieri il 29 gennaio 2021 e tuttora detenuto nel carcere viterbese di Mammagialla per la feroce aggressione della compagna, colpita con cinque coltellate, tre all’addome e due alla schiena, mentre stava preparando la valigia per lasciarlo.
Vittima la 55enne originaria della Polonia con cui viveva in un appartamento al primo piano del civico 10 di via Largo delle Fornaci a Capranica.
Già sentiti i tre consulenti di parte civile e difesa
Per la parte civile è stato già ascoltato il medico legale Antonio Maria Lanzetti, per la difesa il medico legale Walter Patumi e psichiatra forense Pieritalo Maria Pompili,
La pm Chiara Capezzuto e l’avvocata di parte civile Ernestina Portelli, all’esito dell’escussione dei due consulenti della difesa, lo scorso 25 maggio, hanno chiesto al collegio di disporre una perizia super partes sulla capacità di intendere e di volere e anche sulla pericolosità sociale dell’imputato.
Nominati due periti e un ausiliario super partes
La presidente Elisabetta Massini, accogliendo la richiesta, ha disposto una doppia perizia, per cui ieri, oltre allo psichiatra Roberto Biagiotti di Arezzo, è stato nominato anche il medico legale Giorgia Ciancolini di Viterbo relativamente alla natura delle lesioni riportate dalla vittima. Biagiotti, se necessario, potrà avvalersi come ausiliario del neurologo Amedeo Bianchi di Roma. I periti si sono presi due mesi per il deposito delle relazioni.
Posticipato l’interrogatorio dell’imputato
I periti illustreranno le rispettive conclusioni il 13 settembre. La difesa, nel frattempo, ha chiesto di posticipare successivamente all’esito l’esame dell’imputato, che sarà sentito il 15 novembre, quando è in programma anche l’ascolto di 8 testimoni della difesa.
Lanzetti: “Volontà omicidiaria”
Lo scorso 23 marzo era stato sentito il dottor Antonio Maria Lanzetti, il consulente di parte civile nominato dalla legale Portelli ieri sostituita dalla collega Eloisa Brugnoletti, secondo cui non ci sarebbero dubbi sulla volontà omicidiaria dell’imputato. “Ha sferrato cinque coltellate per uccidere, una ha perforato un polmone, una ha sfiorato il cuore e un’altra ha fratturato una vertebra”, ha detto in aula il medico legale viterbese.
Patumi: “Non voleva ucciderla”
Secondo il medico legale Walter Patumi di Perugia, nominato dai difensori Amedeo Centrone e Federica Ambrogi e ascoltato in aula lo scorso 25 maggio: “Le ha sferrato cinque coltellate, ma non voleva ucciderla”. Le tre coltellate all’addome e le due alla schiena sono state sferrate “dove era più facile colpire, con istinto di rabbia ma non con volontà omicida”. Per il consulente, la donna “non ha mai rischiato di morire” e la frattura alla vertebra lombare non sarebbe dovuta alla violenza di una delle coltellate, “semmai alla caduta a terra”.
Pompili: “Incapace di intendere e volere”
L’altro consulente della difesa, lo psichiatra forense Pieritalo Maria Pompili di Roma, sempre il mese scorso, ha invece diagnosticato all’imputato un idrocefalo normoteso, una patologia neurologica in essere da 5-10 anni, per cui l’imputato soffrirebbe di un “impoverimento del cervello” che lo renderebbe in generale “incapace di controllare le pulsioni” e nello specifico “incapace di intendere e di volere al momento del fatto”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
