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Troppi cambi di giudice ai processi, penalisti in sciopero

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Ucpi - Gian Domenico Caiazza confermato alla presidenza per il 2021-2023

Il presidente Ucpi, Gian Domenico Caiazza 

Marta Cartabia

Viterbo – La ministra Marta Cartabia

Gli avvocati Roberto Alabiso, Andrea Miroli, Marco Russo e Andrea Racioppa

Viterbo – I presidenti delle camere penali di Viterbo e Civitavecchia Roberto Alabiso e Andrea Miroli, coi consiglieri Marco Russo e Andrea Racioppa

Roberto Alabiso e Andrea Racioppa con il presidente della camera penale di Roma, Vincenzo Comi

Roma – Roberto Alabiso e Andrea Racioppa con il presidente della camera penale di Roma, Vincenzo Comi

Viterbo – (sil.co.) – Astensione dei penalisti dalle udienze il 27 e 28 giugno, la protesta per difendere l’immutabilità del giudicante e per sollecitare governo e parlamento ad assumere immediati provvedimenti, riaffermando l’inderogabilità dei principi del giusto processo. 

La due giorni di astensione dalle udienze proclamata a livello nazionale dall’Unione delle camere penali, cui aderisce naturalmente  anche la “Ettore Mangani Camilli” di Viterbo, vuole rappresentare un momento di protesta ferma verso l’ennesima contrazione delle garanzie processuali a danno dei cittadini. 

In considerazione dell’importanza degli argomenti sottostanti alla manifestazione – sottolinea il presidente Roberto Alabiso, anticipando la protesta indetta per lunedì e martedì – la camera penale di Viterbo auspica una totale adesione dei colleghi penalisti viterbesi, i quali si trovano, quotidianamente ad affrontare i problemi connessi al cambiamento del giudicante”.

Al centro della protesta la compromissione del diritto dell’imputato ad essere giudicato dal medesimo giudice che ha raccolto la prova in dibattimento. Un accadimento processuale che, a tutta Italia e anche a Viterbo, ormai si verifica quotidianamente nelle aule di udienza, quale effetto devastante di regressive interpretazioni della disciplina processuale, che consentono di omettere la rinnovazione della prova in caso di mutamento del giudice.

“L’Unione delle camere penali italiane – si legge nella delibera del 14 giugno – chiede un immediato intervento legislativo a salvaguardia della concreta attuazione dei principi cardine del giusto processo.

“Con la legge delega n. 134/2021 – viene spiegato – si accoglie il principio per il quale il giudice che procede può valutare di non rinnovare la prova nella ipotesi in cui le dichiarazioni rese in dibattimento siano state videoregistrate e sia dunque possibile procedere alla loro visione e al loro ascolto, al fine di percepirne il contesto e anche tutti gli elementi che compongono la comunicazione non verbale”.

A rischio, oltre alla oralità e alla immediatezza, anche l’effettiva attuazione del contraddittorio dinanzi al giudice della decisione.

“La videoregistrazione è destinata a cristallizzare dinamiche processuali, risposte e comunicazione non verbale provocate dall’attività delle parti e dagli interventi residuali del giudice che non potranno mai essere le stesse di quelle che si realizzerebbero dinanzi al nuovo collegio o al nuovo giudice monocratico decidente”, dicono i penalisti.

“È dunque necessario – proseguono – preservare le caratteristiche del rito accusatorio, uniche a rendere il processo giusto, e riservare a situazioni assolutamente eccezionali l’omessa rinnovazione della prova a fronte del mutamento del giudice”.

Secondo la regola stabilita dalla cassazione con la nota sentenza Bajrami (Sez. Un. 41736/2019), è possibile per il nuovo giudice non procedere alla rinnovazione dell’acquisizione della prova, limitando tali ipotesi al solo caso che la parte abbia indicato il teste nella sua lista o intenda indicarlo in una nuova lista testi, a condizione che siano diverse le circostanze rispetto a quelle oggetto della prima testimonianza.

“Conseguenza di tale pronuncia – si legge nella delibera del presidente nazionale Gian Domenico Caiazza – sono le devastanti prassi in atto per le quali con inquietante frequenza mutano le composizioni dei collegi e dei tribunali monocratici, di fatto così bilanciando principi costituzionali con esigenze organizzative, trasferimenti a richiesta dei singoli magistrati, esigenze private degli stessi giudici”.

“I penalisti italiani intendono reagire a questo stato di cose e, proprio nell’imminenza della chiusura dei decreti delegati, richiedono che siano previste quantomeno misure che diano certezza che il giudice della decisione abbia nel suo bagaglio di conoscenza la concreta visione delle videoregistrazioni”.

“I provvedimenti attuativi – secondo i penalisti – debbono prevedere l’obbligo, sanzionato da nullità, della visione pubblica, in una udienza dedicata, di quelle videoregistrazioni”.

L’Unione delle camere penali intende inoltre segnalare alla ministra della giustizia Marta Cartabia un immediato intervento nell’ambito della riforma dell’ordinamento giudiziario.

“Si tratta di prevedere l’obbligo per il giudice richiedente il trasferimento di previamente esaurire il proprio ruolo portando a termine i processi già iniziati. Tale onere, in realtà, è già contemplato in una precisa direttiva del Csm, semplicemente rimasta inattuata”.

“Laddove il previo esaurimento del ruolo assumesse la forma di un preciso obbligo avente forza di legge troverebbero immediata soluzione almeno le più gravi storture determinate dalla infausta decisione delle sezioni unite”, la conclusione.

 

 


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