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Vasanello – (a.c.) – Un consiglio comunale aperto “per spiegare alla cittadinanza che vogliono costringerci a entrare in Talete”. Così il sindaco di Vasanello, Igino Vestri, presenta l’appuntamento di oggi pomeriggio alle 17,30 al palazzetto dello sport di via Togliatti.
“La regione Lazio ci ha intimato di cedere in maniera forzosa le infrastrutture idriche alla Talete entro il 30 settembre – spiega Vestri – pena l’invio di un commissario ad acta che provvederà coi poteri sostitutivi ad adempiere alle procedure. Maggioranza e opposizione insieme ribadiremo il nostro no all’ingresso alla Talete e riteniamo opportuno informare i cittadini di quello che sta succedendo, senza che si trovino un commissario dentro al comune senza sapere il perché”.
“Noi – continua il sindaco – stiamo resistendo da 20 anni all’ingresso in Talete, perché non rispetta i parametri di economicità che abbiamo garantito fino adesso alla cittadinanza. Abbiamo una rete idrica che funziona, ci investiamo continuamente, mentre con Talete le bollette si moltiplicherebbero per sei. Qualcuno mi spieghi perché l’amministrazione comunale di Vasanello dovrebbe votare per entrare spontaneamente in Talete. Io rispetto la legge e quindi accetterò il commissario, se dovesse arrivare, ma non metterò mai la firma sulle carte che consegneranno il nostro paese a Talete”.
Nel consiglio comunale aperto si parlerà anche della proposta di modifica dello statuto della partecipata dell’acqua. E anche qui Vestri preannuncia la sua contrarietà, soprattutto per quanto riguarda la possibilità d’ingresso di capitali privati. “Il problema non è l’intervento dei privati in sé – spiega il sindaco di Vasanello – ma il fatto che, secondo la proposta di modifica dello statuto, diventerà possibile modificare ulteriormente lo statuto di Talete col voto del 70% dei soci. Se contiamo che il 40% della società sarà in mano ai privati, basterà un 30% di voti della parte pubblica per cambiare le regole del gioco”.
“In altre parole – precisa ancora Vestri – basterebbe il voto del comune di Viterbo, della provincia e di pochi altri, in accordo col privato, per decidere le sorti dell’acqua pubblica in 60 comuni. A questo schema noi non possiamo che opporci”.
