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Urla e pianti di bambino nella casa degli orrori, madre a processo

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Tribunale per i minorenni di Roma

Tribunale per i minorenni di Roma


Viterbo – Urla e pianti di bambino nella casa degli orrori, madre a processo.

Una vicenda agghiacciante di maltrattamenti da parte di una madre sul figlioletto minore – che le è stato tolto e ora vive in casa famiglia – mentre al fratello maggiore, cresciuto dalla nonna e poi deceduto a soli 26 anni nel 2017 in un incidente stradale, avrebbe augurato la morte, come purtroppo è avvenuto.

Il processo alla donna, residente in un centro dei Cimini, dove è tornata a vivere circa 15 anni dopo la separazione dal primo marito, con un nuovo compagno e il piccolo, è entrato nel vivo ieri davanti al giudice Elisabetta Massini con la testimonianza del bambino, all’epoca in età scolare e oggi 14enne, allontanato dai genitori nel maggio 2018 su disposizione del tribunale per i minori di Roma.


Carabinieri - foto d'archivio

Carabinieri – Foto d’archivio


Ore e ore di registrazioni inequivocabili

Le indagini sono giunte a una svolta a fine 2017, quando sono stati consegnati ai carabinieri della stazione di Soriano nel Cimino, guidati dal maresciallo Paolo Lonero, decine e decine di ore di registrazioni inequivocabili di quanto succedeva in quella casa. Registrazioni iniziate un anno prima, a ottobre2016, acquisite agli atti del processo su richiesta dell’accusa. “Per sentirle tutte, ci sono voluti due mesi”, ha spiegato al giudice il militare. 


“Basta mamma, mi fai male”

“Basta mamma, mi fai male”, si sente supplicare il bambino mentre presumibilmente viene picchiato o strattonato. Il piccolo è stato anche segnalato dalle maestre per la condotta violenta e le continue aggressioni ai compagni di classe, picchiati e presi abitualmente a calci, con la giustificazione: “Quello che viene fatto a me, faccio agli altri”. “Il padre? Succube della compagna”, a detta dei testimoni. “Il figlioletto? Mai visto sorridere”.


“Infame, carogna, bastardo, testa di cazzo”

“Vattene”,”Stai zitto”, “Non urlare”, “Tanto ti ammazzo”, “Hai stufato”, “Figlio infame”, “Vaffanculo disgraziato”, “Mi stai rovinando l’esistenza”, “Sei una carogna”, “Sei cattivo”, “Testa di cazzo”, “Maledetto hai rotto il cazzo”, “Sei un bastardo”. 

Da brivido le frasi rivolte al bambino, quelle nei file audio e quelle sentite con le proprie orecchie da un vicino di casa e dalla ex badante della mamma adottiva dell’imputata, un’anziana nel frattempo deceduta, con la quale la figlia avrebbe rotto ogni rapporto.


Lettera copiata da una mamma disperata

Prima è morta la madre dell’imputata, poi in breve sono morti anche il figlio 26enne e poco dopo il marito separato. 

L’ex marito l’aveva denunciata nel 2017, alla morte del ragazzo, per una lettera in cui si diceva una mamma disperata, inviata a un quotidiano online locale, secondo lui falsa perché in realtà copiata sui social da una mamma inglese. Lei, secondo i testimoni, al 26enne, abbandonato da piccolo, avrebbe augurato di morire. “La sera stessa dell’incidente, invece di piangere il figlio scomparso, si è affrettata a occuparne l’appartamento che il ragazzo aveva ereditato dalla nonna”, è stato riferito in aula.


“Venite che qui succede una tragedia”

Il 26enne, avrebbe preso più volte le difese del fratello minore, dopo avere saputo che faceva a botte con tutti a scuola: “Venite che qui succede una tragedia”. “Una persona di grande cuore, lo aveva cresciuto la nonna, faceva volontariato. Era buono, buono, buono. La madre, al fratellino, siccome lo odiava, diceva che il figlio grande era un drogato”, è stato detto durante l’udienza. Solo una volta, secondo i testi, avrebbe perso la pazienza: “Pochi giorni prima di morire, sapendo che una sua querela contro la madre era stata archiviata, disse che si sarebbe fatto giustizia da solo. Ma era uno sfogo”.


Picchiato in piazza perché voleva un gelato

L’imputata, nota a tutti in paese, avrebbe schiaffeggiato e preso a schiaffi il figlio anche sulla piazza, una volta perché voleva un gelato. “Io l’ho vista prenderlo per i capelli e trascinarlo”, ha detto un teste. Per le sue condotte aggressive, sarebbe in rotta con tutto il vicinato. Ma non solo. “In paese va avanti così da venti anni. Di recente, inoltre, ha aperto un canale Youtube per cui abbiamo ricevuto querele da tutta Italia, ha gli stessi atteggiamenti con persone sconosciute”, ha spiegato il comandante Lonero. Su Youtube anche diversi appelli per riavere il figlio. 


Bimbo visitato da psicoterapeuta durante indagini

La madre, pur sollecitata, avrebbe sempre rifiutato di farsi vedere da uno psicologo, né è stata sottoposta a perizia psichiatrica. Il bambino, invece, sarebbe stato seguito dagli specialisti di neuropsichiatria infantile della Asl di Viterbo. Nel 2018, su richiesta del gip, quando le indagini erano ancora in fase preliminare, il piccolo, che stava per compiere dieci anni, fu sottoposto a perizia dal professor Paolo Capri di Roma.

“Dovevo dire se era in grado di testimoniare, ma per me non era idoneo – ha spiegato in aula lo psicoterapeuta – mostrava una idealizzazione della famiglia e dei genitori molto poco credibili. Secondo me, una possibile reazione di negazione agli abusi. Aveva atteggiamenti difensivi, diceva che andava tutto benissimo a casa, perché non voleva raccontare a un estraneo. Di fronte ad abusi, scattano o meccanismi di idealizzazione o di ostilità estrema nei confronti del genitore”.

Il processo riprenderà il prossimo 7 luglio. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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